Le prime decisioni della Giunta Appendino

 

I criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi, la costituzione di parte civile nel processo di Milano per l’omicidio del procuratore Bruno Caccia, l’impegno a definire la partecipazione al programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie, la proroga degli incarichi al Comandante della Polizia Municipale, Alberto Gregnanini, e al dirigente del Settore Rigenerazione Urbana, Valter Cavallaro, sono le principali decisioni assunte questa mattina dalla Giunta Comunale.

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Discorso di insediamento in Comune

Signore e Signori,

Consiglieri,

vorrei anzitutto ringraziare gli uffici del Tribunale, tutte le autorità civili e militari presenti, le istituzioni locali e gli Uffici Comunali.

Prima di iniziare mi preme ricordare le vittime dell’attentato di Istanbul di pochi giorni fa: troppe volte in questo Consiglio ci è capitato di affrontare questi tristi momenti che sono purtroppo sempre più frequenti. La violenza non è mai giustificabile e non può essere tollerata in nessuna forma.

Ciascuno di noi è stato scelto dai torinesi per sedere in quest’aula e rappresentare la nostra amata Torino, custodendo, governando e migliorando l’eredità di coloro che ci hanno preceduto.

Non sono di rito i ringraziamenti agli amministratori che hanno ricoperto i ruoli e gli incarichi che ora sono affidati per i prossimi cinque anni a noi. Nella figura del mio predecessore, Piero Fassino, desidero riassumere un sentito grazie a ciascuno.

Questo è il luogo del confronto e dell’incontro; questo è il luogo nel quale dialogheremo, portando nei dibattiti che ci saranno la nostra passione e le nostre idee e, insieme, decideremo per il bene di Torino. Il monito inscritto nella tela del soffitto di quest’aula ci ricorda che nessuno è detentore della verità assoluta, ma solo nel consiglio, inteso come metodo costante di confronto, si può ambire alla vera sapienza.

Viviamo un momento storico di forti tensioni sociali e politiche, assistendo  ad un aumento della distanza tra governanti e governati, ma anche tra popoli che pensavamo ormai uniti. Quell’Unione Europea, che avrebbe dovuto essere un ponte tra differenti anime, per costituire un modello di unità nella diversità si interroga ora, a pochi giorni dal referendum del Regno Unito, su quale sia il proprio destino e quali le risposte rimaste inevase. Il trionfo delle democrazie occidentali al quale abbiamo assistito dopo la seconda guerra mondiale e, ancora di più, dopo il crollo dei regimi socialisti dell’89, sembra ora arenato, messo nell’incapacità di arginare crescenti estremismi ed una insofferenza fatta ormai cifra dell’azione politica.

Occorre una nuova concezione della Politica, come più volte ho affermato in questi mesi, nella quale le componenti del servizio, della partecipazione e dell’ascolto siano i pilastri di un rinnovato edificio sociale. Ciascuno di noi non può, infatti, considerarsi privo di responsabilità per ciò che accade anche a migliaia di chilometri di distanza dalla città nella quale viviamo. In un mondo globalizzato le idee e gli esempi viaggiano così veloci da diventare quasi istantaneamente motori del cambiamento, tanto positivo quanto negativo.

Noi tutti siamo chiamati a diventare Persone, uniche nella propria identità, responsabili nei confronti del Prossimo e attivi operatori di una solidarietà che prescinda dalle paure ataviche, iscritte nella millenaria storia della nostra evoluzione biologica. Sappiamo bene, infatti, che il mantenimento delle norme che ci siamo dati per garantire la convivenza civile è necessario e tutti coloro che partecipano al patto sociale sono portatori di diritti e soggetti ai doveri. Ma sappiamo anche che solo in una società armoniosa e strutturalmente solidale si può avere una reale sicurezza.

Le risorse naturali, sebbene finite, sono in grado di accogliere la vita di ogni essere vivente, consentendo loro nel breve spazio della propria esistenza di contribuire in modo unico ed irripetibile alla storia.

Tutto ciò non è però possibile se si costruiscono muri di diffidenza e di paura, si abbattono ponti costruiti con difficoltà in tanti anni di lavoro e, soprattutto, si tradisce la fiducia che era stata riposta nell’Altro.

Come amministratori di una Città noi abbiamo il dovere di ripartire proprio dalla fiducia che i torinesi hanno avuto in noi e, con un lavoro che sarà collegiale con ciascuno di voi che sederà in quest’aula, al di la delle parti politiche, dimostrare che il Prossimo non è nostro nemico, che non siamo in pericolo se usciamo da noi stessi per andare ad incontrarlo. “Nessun uomo è un’isola”, scriveva John Donne e ora, in questo dilagare di egoismo e particolarismo, queste parole devono risuonare come un forte monito a ricordare la nostra profonda natura umana.

Siamo ripartiti dalle periferie di Torino e abbiamo annunciato che entro il mese di ottobre presenteremo un protocollo per il rilancio e la riqualificazione di tutti i quartieri della nostra Città. È più complesso invece ripartire dalle periferie esistenziali, quelle nelle quali ciascuno di noi può scivolare o si può rifugiare nei momenti di smarrimento. Il nostro dovere di Amministratori sarà rimettere al centro ogni torinese, in particolare i più fragili, per far sentir loro che la Città, la loro Città, gli è vicino. Non abbiamo l’illusione di poter cambiare la realtà con una delibera, di risolvere una volta per sempre la povertà oppure la solitudine, ma abbiamo il dovere di dedicare ogni nostra energia affinché ciascuno si senta parte di questa Comunità Urbana.

È indispensabile coinvolgere in questo grande progetto tutte le istituzioni, quelle locali come le circoscrizioni, la Città Metropolitana e la Regione, e quelle nazionali ed Europee, l’Università e il Politecnico, ma anche tutti i soggetti della società torinese, come le realtà religiose, in primo luogo l’Arcidiocesi, ma anche le comunità Islamiche, le Chiese Ortodosse e i credenti di ogni fede. Le associazioni, di qualsivoglia tipologia, rappresentano inoltre i corpi intermedi che rendono una Città viva e dialogante, mediando le istanze e svolgendo un indispensabile ruolo di rappresentanza.

Le imprese, dalle micro alle grandi, passando per le medie e gli artigiani, che sono chiamate ad affrontare la sfida delle nuove tecnologie  e dell’innovazione, costituiscono la struttura portante della nostra comunità urbana e Torino, ne siamo certi, dovrà rafforzare e proseguire la propria grande tradizione produttiva e manifatturiera che qui in più di un secolo ha messo solide radici.

La Città si offre come partner istituzionale per tutti coloro che favoriranno l’insediamento di imprese provenienti da paesi Europei o extra europei. La sfida sarà, infatti, fare sistema per rendere il nostro territorio più attrattivo ed ognuno dovrà contribuire per questo comune obiettivo.

Le città sono, inoltre, ormai fabbriche del sapere organizzato, nelle quali ogni parte concorre, come in un mosaico disegnato con cura, a dare supporto e energia a tutti coloro che interagiscono in modo armonioso. Torino ha anche un immenso patrimonio di cultura e di creatività, che abbiamo ereditato e che è dovere per tutti coloro che amano la nostra Città rafforzare e promuovere.

Il ridisegno del welfare, al quale cercheremo di dedicare ogni risorsa che riusciremo a reperire riorganizzando la struttura amministrativa della Città, dovrà ripartire proprio dalle persone, mettendo al centro i loro bisogni e cercando di dare a ciascuno la possibilità di realizzare i propri progetti e i propri sogni. Coloro che lavorano per la Città devono essere orgogliosi di ciò che ogni giorno fanno ed essere messi nelle condizioni di dare a tutti noi una Torino più efficiente e semplice.

Una delle prime delibere che questo Consiglio dovrà esaminare sarà, come di prassi, la delibera quadro sull’organizzazione degli Uffici. In quel testo si troverà chiaramente esposto il nostro progetto di tagliare almeno del 30% i costi degli staff della Giunta e dei Dirigenti fiduciari. Mi auguro che ci possa essere da parte di ogni consigliere comunale una piena partecipazione a questa scelta. Come abbiamo detto nei mesi passati queste risorse saranno immediatamente usate per un fondo per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Non si tratta della soluzione di questo grande problema per la nostra città, ma di un segnale: nessuno di noi è insensibile alla tristezza e alla rassegnazione che si legge negli occhi di un giovane che non studia e non lavora, un pezzo di futuro abbandonato.

Avremo modo nelle prossime sedute del Consiglio di dibattere le linee di mandato per il governo di Torino fino al 2021, auspico che quello sia il primo banco di prova per inaugurare una stagione di dialogo franco e di confronto nell’interesse unico ed esclusivo di Torino.

Nel passati cinque anni ero seduta nei banchi dell’opposizione poco sotto il quadro che raffigura Gianfrancesco Bellezia, grande sindaco di Torino dell’inizio del XVII secolo. Durante la pestilenza del 1630, a soli 28 anni, sentì su di sé la responsabilità di una città e rimase a Torino, a rischio della propria stessa vita, per coordinare quel poco di struttura sanitaria che in quell’epoca esisteva e soprattutto dimostrare che le Istituzioni sono più grandi della nostra natura umana. A quel modello di servizio cercherò di ispirare il mio mandato, garantendovi fin d’ora che ogni mia energia sarà spesa per Torino.

Abbiamo, tutti insieme, l’occasione di cambiare la Storia. Adriano Olivetti scriveva “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.”

 

A tutti noi un augurio di buon lavoro. Grazie.

 

 

Sala Rossa – Palazzo di Città

Torino, 30 giugno 2016

vittoria

È stato un lungo cammino

È stato un lungo cammino iniziato cinque anni fa quando oltre 20.000 torinesi ci hanno dato la possibilità di entrare per la prima volta nella Sala Rossa per iniziare a mettere i semi di ciò che sarebbe successo dopo.

In questi anni molte persone si sono avvicinate a noi e hanno portato le loro idee, la loro esperienza, la loro visione e tutti insieme abbiamo lavorato per costruire un progetto per dare un nuovo corso alla nostra città.

È stato un lungo cammino anche questa campagna elettorale. Iniziata più di 7 mesi fa, è stata intensa e faticosa ma l’abbiamo affrontata con impegno e generosità, senza mai perdere il sorriso, anche nei momenti difficili. Abbiamo incontrato decine di migliaia di persone che volevano tornare a occuparsi della propria città e dei suoi beni comuni, abbiamo assistito ad una voglia sempre crescente di mettere in discussione i problemi reali e le criticità rimaste senza risposte di Torino.

Ci siamo presentati così come siamo, abbiamo presentato il nostro programma, abbiamo scelto i nostri assessori e i torinesi, permettetemi di dirlo, ci hanno accolto con un rinnovato interesse per la politica e un calore difficili, se non impossibili, da descrivere.

Ma noi, altro non siamo che un piccolo frammento della storia della nostra città. Riceviamo l’eredità di coloro che prima di noi hanno costruito tutto ciò che ora ci circonda, in due millenni di Torino. In questa storia ci sono le vittorie per la nostra libertà, in quell’orgoglioso 1706 impresso sulla nostra bandiera, e ci sono le tante vite di quelle famiglie che, partite da città e paesi sempre più distanti, qui sono venute per far crescere i loro figli e costruire il loro futuro. Ci sono le sfide che abbiamo saputo vincere, ci sono le idee che abbiamo saputo realizzare e ci sono i primati che abbiamo saputo raggiungere.

Questa eredità abbiamo il dovere di custodirla e lasciarla migliore di come l’abbiamo trovata a chi ci succederà.

E’ stato un lungo cammino e oggi è finalmente giunto il nostro tempo.

Abbiamo la possibilità di costruire una nuova comunità urbana, ma, soprattutto, il dovere di ricucire un città profondamente ferita ricostruendo il rapporto di fiducia tra i cittadini e i loro amministratori.

Raccogliamo una Città che per quasi duemila anni ha camminato  superando ogni difficoltà, da quelle più remote ai fatti di cronaca recente, e noi sappiamo che questa strada non è destinata a chiudersi ma ha un destino che si perde oltre l’orizzonte.

Ringrazio il mio predecessore Piero Fassino e tutta la sua squadra per aver condotto e servito la Città in questi ultimi 5 anni.

Tutti noi siamo Torino e le Istituzioni, gli uomini e le donne che le rappresenteranno, agiranno sempre e solo mettendo al primo posto l’interesse della Città. Ogni torinese dovrà sentire il Palazzo di Città come la propria casa, la cui porta sarà sempre aperta.

Da Sindaco non potrò risolvere tutti i problemi, ma ascolterò tutti, perchè sarò il sindaco di tutti.

Sarà un percorso di cinque anni che faremo assieme a tutti i torinesi, chi entusiasta e chi critico, perché di questa Comunità tutti devono sentirsene parte.

Sono certa che l’opposizione sarà dura e inflessibile, come è stata la nostra nella scorsa consiliatura e mi aspetto che tutti i torinesi siano cittadini attivi e attenti, dai quali ricevere osservazioni e motivate critiche.

Oggi finisce un capitolo della storia di Torino e se ne apre un altro. A me, alla mia squadra e a tutti i consiglieri eletti spetterà il compito di scriverne le parole nelle quali ciascun torinese si possa sentire rappresentato.

 

Siamo pronti a governare la nostra amata città e da domani saremo già al lavoro per servire Torino.

 

Discorso della vittoria, Palazzo di Città – Sala Colonne

Torino, 19 giugno 2016

Torino ha voglia di cambiare: scriviamo la storia insieme!

Era l’8 novembre dello scorso anno e nella piazza del mercato della Falchera abbiamo presentato la mia candidatura. Abbiamo voluto iniziare proprio di lì perchè per noi è un valore stare in mezzo alle persone, in ogni piazza di Torino senza bisogno della scorta. I politici non devono avere paura dei cittadini che rappresentano.

Ho passato 8 mesi ad ascoltare e raccontare tutte le nostre proposte e i nostri temi: in una parola il nostro programma, scritto insieme a 17 gruppi di lavoro e oltre 400 cittadini che si sono impegnati e messi a disposizione di Torino.  Potete leggerlo tutto quando volete, è online da mesi ed è stato visualizzato da migliaia e migliaia di torinesi.

Oggi vorrei però parlarvi di cosa altri hanno detto in questi mesi, di come hanno distorto le nostre idee e le nostre proposte. Qualcuno sosteneva che dinnanzi ad una novità la prima reazione da parte il Sistema fosse quella di ignorare la nuova proposta, poi di deriderla infine di combatterla. A noi è successo questo. Ciò che stiamo facendo in questa campagna elettorale nasce da questi cinque anni assieme, da un lungo percorso grazie al quale abbiamo messo solide basi.

Nelle ultime settimane abbiamo però assistito ad un certo nervosismo, abbiamo ascoltato frasi che non avremmo mai voluto sentir pronunciare nell’interesse di Torino e dei Torinesi.

Enrico Salza di Intesa San Paolo vi ha detto che se vinco, se vinciamo le elezioni, per Torino è finita. La nostra risposta è stata un sorriso e non ci siamo spaventati.

Sergio Ricca, Sindaco di Bollengo ha inviato, sulla carta intestata del Comune, una lettera a tutti i Sindaci della Città Metropolitana intitolata “Appello per Fassino”. Anche di fronte a questo uso scorretto delle istituzioni abbiamo reagito ribadendo che le Istituzioni sono di tutti e per tutti.

Maria Elena Boschi, qualche giorno fa, si è fatta sfuggire che se dovessimo vincere a Torino avremmo perso 250 milioni di euro per la Città della Salute. Dopo averlo denunciato pubblicamente ci ha confermato che, invece, i soldi ci saranno e noi sapremo usarli nel miglior modo possibile per la salute dei torinesi.

Ci hanno detto che siamo il partito del no e noi abbiamo ribadito tutti i nostri si. SI alla metro 1, SI alla metro 2, SI al collegamento con Caselle (metro 3), SI al completamento del passante ferroviario, SI alla riorganizzazione della macchina comunale per sburocratizzare, SI alla Città della Salute, SI al fondo per gli anziani vittime di furti scippi e rapine, SI al recupero della ex Manifattura tabacchi, SI al recupero edilizio dell’esistente, SI alle linee express in 19 minuti, SI al fondo da 5 milioni per i giovani, SI ai parcheggi bici custoditi nelle aree di interscambio, SI a più vigili nelle strade, SI al commercio di vicinato, SI alla tariffa giornaliera nei mercati, SI alla certezza e alla trasparenza dei fondi per la cultura.

L’elenco potrebbe essere ancora lungo. Abbiamo 350 pagine di SI.

Ci hanno accusato di volere una Torino “più piccola” e invece noi abbiamo ribadito la nostra visione  di una città più ambiziosa nella quale si insedino imprese internazionali per farla tornare ad essere una grande città produttiva, accogliente e con una qualità della vita migliore. Perchè durante il mandato di Fassino siamo passati dal 43 esimo al 55 esimo posto e Milano, tanto per citare una città a caso, è seconda.

Ci hanno detto che avremmo spento la vita notturna e invece abbiamo presentato le nostre proposte per far convivere il divertimento con il riposo dei torinesi.

Noi abbiamo realizzato tutta la nostra campagna elettorale con 41.600 euro raccolti grazie alla generosità di tanti di voi. Vi ricordate i panettoni che abbiamo incartato assieme, le colombe, le uova di Pasqua? La nostra forza sono le persone, siete tutti voi.

E’ notizia di qualche giorno fa che un candidato nella lista dei Moderati per Fassino ha speso sembra 300.000 euro e non ha pagato i conti. Si, siamo il partito del NO, NO a questa politica distante dai cittadini.

Avete letto che il primo atto del nuovo presidente della Compagnia di San Paolo è stato di aumentare gli stipendi per un ammontare di 400.000 euro. Noi proponiamo di tagliare i costi della politica per usare i soldi risparmiati per i giovani che hanno bisogno di lavoro. La differenza mi sembra sia evidente.

Hanno provato a dire che noi vogliamo licenziare i dipendenti del Comune. Noi già a Dicembre abbiamo invece presentato proprio ai dipendenti comunali il nostro progetto per riorganizzarlo perché i cittadini possano avere servizi migliori, i dipendenti possano servire la Città e si riducano le spese del Comune.

Adesso siamo qui, ancora una volta in questa piazza nella quale siamo venuti per proseguire il dialogo con voi.

Torino ha voglia di cambiare e domenica ha di fronte a sé una possibilità storica. Sentiamo già un’aria nuova, l’abbiamo sentita nei mercati ogni giorno, nelle piazze, negli incontri con tantissime persone. Perché questa possibilità diventi realtà bisogna che ogni torinese senta su di sé la responsabilità di cogliere questo cambiamento. Scriviamo la storia insieme!

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Le spese della campagna elettorale

Il riassunto per macrovoci delle spese finora sostenute per la campagna elettorale.

Affitti, utenze assicurazioni: 5.000 €
Stampa materiali:  11.000 €
Diritti Affissioni comunali: 7.600 €
Pubblicità su automezzi: 10.000 € (ballottaggio)
Pubbl. su internet e quotidiani: 3.500 € (ballottaggio)
Organizzazione eventi: 1.500 €
Ricerche: 3.000 € (ballottaggio)

Totale 41.600 €

La rendicontazione dettagliata verrà effettuata entro i termini di legge.

Non sono state impiegate risorse per acquisire spazi televisivi o radiofonici o per l’invio di corrispondenza ai cittadini.

I materiali della campagna elettorale sono stati prodotti a costo zero da simpatizzanti e attivisti, inclusi quelli risultati vincenti al “Galà della Politica Amministrative 2016

La cifra è stata finanziata con libere donazioni, gadget, panettoni natalizi, uova pasquali ed eventi.

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La Giunta 5 Stelle di Chiara Appendino

ECCO GLI ASSESSORI DELLA GIUNTA APPENDINO PRESENTATI AI CITTADINI PRIMA DEL VOTO: BILANCIO, URBANISTICA, SPORT, AMBIENTE e ANIMALI, WELFARE, ISTRUZIONE, INNOVAZIONE, COMMERCIO, PARI OPPORTUNITA’.

Per governare bene una Città occorrono le competenze, la professionalità, la conoscenza della macchina amministrativa e della comunità che si deve amministrare .
Finora sono arrivati più di 400 curricula. Dopo una prima scrematura sono stati convocati per un colloquio coloro che presentavano i migliori titoli. Il metodo seguito è stato quello delle “aree tematiche omogenee” : i colloqui si sono svolti in modo da poter presentare, al termine di ogni modulo, l’Assessore designato.
Torino è una città ricca di talenti e questa grande partecipazione ci conferma che è necessario che questi possano esprimersi.

Sergio Rolando – Bilancio – (Curriculum Vitae Sergio Rolando) 68 anni

Laurea in economia e commercio e iscrizione all’albo dei dottori commercialisti e revisore contabile, ottima conoscenza della lingua inglese e francese. Ha maturato un’esperienza trentennale in industrie e pubbliche amministrazioni. E’ stato Direttore del controllo di gestione e auditor dei Fondi Strutturali in Regione Piemonte. Dal Maggio 2010 è stato Direttore del Bilancio e delle Risorse Finanziarie della Regione Piemonte. Attualmente è libero professionista. Si è occupato, tra l’altro, della gestione diretta per la Regione Piemonte di alcuni servizi dati in appalto (riscossione bollo auto) e di predisporre un piano di riorganizzazione dei servizi regionali “La riorganizzazione della struttura amministrativa del Comune di Torino è una tappa indispensabile per consentire alla Città di garantire ai cittadini servizi migliori e ottimizzare l’allocazione di risorse. Nella mia esperienza in Regione Piemonte mi sono occupato della revisione delle modalità di riscossione del bollo auto, in precedenza appaltata all’esterno, con tutti i problemi che ne erano derivati. Ho partecipato alla attivazione del piano di rientro volontario della sanità nel 2013 monitorando le attività relative e avviato una ricognizione sperimentale volta a ottimizzare alcuni settori, in particolare l’urbanistica, i trasporti e il gabinetto di presidenza. Occorre ripensare il lavoro in termini di efficacia ed efficienza, valorizzando il grande potenziale del personale comunale e investendo anche, ad esempio, col telelavoro ”.

Guido Montanari – Urbanistica – (Curriculum Vitae Guido Montanari59 anni

Professore associato confermato del Politecnico di Torino, insegna Storia dell’architettura contemporanea, sta svolgendo l’incarico di Assessore all’Edilizia privata, urbanistica, difesa dei beni comuni, paesaggio, agricoltura e arredo urbano del comune di Rivalta (TO). “Occorre un cambio di rotta radicale nell’approccio all’urbanistica che veda nelle riqualificazioni non un metodo per drenare risorse a scapito del territorio, com’è avvenuto ad esempio con la costruzione di nuovi edifici in particolare superfici destinate alla grande distribuzione. Restano da riqualificare circa 4 milioni di mq che possono costituire un esempio di buone pratiche per le quali l’urbanistica deve costituire l’occasione di riqualificare le periferie, usare i trasporti come veicolo di sviluppo. Grazie al corretto uso degli strumenti di programmazione urbanistica possiamo consentire ai bambini di andare a scuola a piedi o in bici con benefici per loro, per l’ambiente e per la fruizione degli spazi comuni ”

 

Roberto Finardi – Sport – (Curriculum Vitae Roberto Finardi) 51 anni

Ex atleta professionista, preparatore atletico di atleti e di squadre Olimpiche Italiane e straniere, ex direttore del centro tecnico federale  Fitarco.
Nella sua carriera come allenatore ha vinto numerose medaglie Olimpiche, titoli Mondiali e Continentali in almeno 5 discipline Olimpiche diverse e collaborato alle gestione di importanti eventi sportivi. E’ docente della Scuola dello Sport Nazionale del CONI. “L o Sport deve tornare ad essere al centro del benessere di tutti i cittadini. Per fare questo occorre anzitutto lavorare sulla fruibilità degli impianti, sia in termini di orari di apertura sia di organizzazione e di accessibilità. Lo Sport deve essere un’occasione di socialità per i ragazzi e di prevenzione per gli anziani. La correlazione tra una buona pratica sportiva e la prevenzione sanitaria è ormai dimostrata. Occorre, in collaborazione con strutture sanitarie che si occupano di sport e non solo di sport creare protocolli di attività in riferimento all’attività sportiva di massa, investire su una vita più salubre a beneficio di tutti, anche dei costi sanitari che lo Stato deve sopportare nel lungo periodo. Una città più sportiva è anche una città più sana. I grandi eventi, inoltre dovranno far conoscere anche le eccellenze sportive di Torino e costituire un volano sia per il turismo sia, soprattutto, per il tessuto delle piccole e grandi società e associazioni sportive che sono presenti a Torino ”.

 

Stefania Giannuzzi – Ambiente e Animali – (Curriculum Vitae Stefania Giannuzzi) 38 anni.

Sostenibilità sociale, economica e ambientale sono fortemente connessi: la salvaguardia dell’ambiente e la difesa della salute sono una priorità fondamentale per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini. Tra i valori fondanti del nostro programma ci sono il diritto ad una mobilità sostenibile ed efficiente, il benessere degli animali e la riduzione dello spreco di risorse naturali. La grande sfida culturale della Città di Torino è quella di trovare un equilibrio tra il nostro stile di vita e l’impatto che questo ha sull’ambiente: tramite l’assetto del territorio è essenziale individuare modelli di sviluppo che garantiscano la compatibilità tra le considerazioni ambientali e gli obiettivi economici e, nel contempo, rafforzino entrambi. Per attuare le priorità individuate nel nostro Programma è necessario cogliere e massimizzare le opportunità offerte dai fondi europei, creando una forte sinergia tra l’amministrazione comunale e l’ecosistema di competenze ed eccellenze sul territorio, dedicato a giovani, al no profit, startup e imprese legate all’Information Technology e all’innovazione sociale.”

 

Sonia Schellino – Welfare – (Curriculum Vitae Sonia Schellino) 50 anni.

Il modello di Welfare a cui pensiamo partirà dall’analisi dei bisogni delle persone per poi ideare soluzioni innovative o replicare buone pratiche che si siano dimostrate efficaci in contesti comparabili a quello di Torino. Ci impegneremo per costruire un modello di politica sociale che faciliti e massimizzi i rapporti tra istituzioni e società civile, garantendo protagonismo alla comunità, e facendo della sussidiarietà orizzontale uno dei nostri punti di forza. Laddove possibile ci impegneremo per affiancare al Welfare pubblico risorse private con finalità di pubblica utilità, in modo da favorire sinergie e aumentare le risorse disponibili. Nel progetto presentato di riorganizzazione della macchina comunale verrà rafforzato il ruolo degli uffici ed implementate le professionalità presenti nella Città di Torino. I fronti sono molti, anche a causa della crisi e della riduzione dei fondi pubblici che hanno causato tagli in alcuni servizi: dalla povertà, con una particolare attenzione alle nuove povertà, ai temi dell’educazione, della disabilità, del diritto alla salute. Una città non può definirsi smart se non possiede tutta una serie di servizi collegati agli anziani che rappresentano la quota di popolazione in maggiore crescita: quasi un quinto dei cittadini torinesi ha più di 70 anni (quasi l’8% ne ha più di 80) e anche a loro è rivolta la massima attenzione mentre costruiamo il nostro programma.

 

Federica Patti – Istruzione – (Curriculum Vitae Federica Patti) 42 anni

Architetto e Dottore di ricerca, insegna nella scuola statale secondaria di primo grado e da alcuni anni è nel direttivo del CooGen Torino (Coordinamento Genitori Torino) dove ha ricoperto in questo ultimo anno la carica di presidente.

“Ritengo che investire per garantire a tutte le bambine e tutti i bambini un percorso educativo di qualità è la migliore scommessa per ridurre le disuguaglianze, combattere i pregiudizi, migliorare la coesione sociale. Ed è da questa considerazione che bisogna partire per impegnarsi a ricucire il rapporto di fiducia, collaborazione e corresponsabilità educativa tra le istituzioni educative e le famiglie, favorendo la partecipazione anche tramite una rinnovata attenzione e cura degli strumenti di comunicazione. Oggi la sfida per le istituzioni scolastiche, ad ogni livello, è quella di cambiare lo sguardo culturale verso l’educazione, ritrovando il ruolo di guida educativa, che non si piega acriticamente alla società e al mondo del lavoro, ma sia in grado di leggerne i paradigmi per consentire uno sviluppo della persona libero da condizionamenti.”

 

Paola Pisano – Innovazione – (Curriculum Vitae Paola Pisano) 38 anni

“Per migliorare l’efficienza della città e liberare le sue capacità innovative occorre agire su due livelli. Il primo è strutturare un modello di ecosistema: definire gli attori adatti, rafforzare i  legami  e contestualmente aumentarne la flessibilità per rendere il modello  adatto al contesto caratterizzato dalla straordinaria rapidità di cambiamento. Il ruolo principale in questo ecosistema è ricoperto dal cittadino, con le sue esigenze (da individuare) e sempre più abituato ad accedere ai servizi in maniera semplice e personalizzata, non condizionata dal tempo o dal luogo – ha sottolineato Paola Pisano – Il secondo livello è agire su metodologie, processi e risorse. Adottare tecnologie agili, sicure, aperte  che diminuiscano i tempi di adozione, supportino la collaborazione e il  ritorno economico.  Le tecnologie aiutano a raccogliere i dati utili per generare performance migliori, per coordinarsi ed interagire meglio, per reagire in tempo reale a problematiche vicine e lontane.  Ma l’acquisizione di tecnologia digitale da sola non basta:  è necessario modificare i  processi  rendendoli digitali e intelligenti nonché formare personale in linea con questi concetti, capace di sperimentare, essere aperto, prendere decisioni e collaborare con l’ecosistema. Tutto questo si può raggiungere solo con soggetti capaci di analizzare le reali esigenze e con elevate  competenze tecnologiche, per mettere  in pratica le soluzioni attraverso una metodologia che punti alla velocità di applicazione e all’affidabilità. Il ciclo deve essere iterativo e migliorare ad ogni passaggio. L’architettura delle nuove piattaforme dovrà necessariamente essere basata su un sistema open al fine di garantire la maggiore collaborazione possibile”

 

Alberto Sacco – Commercio – (Curriculum Vitae Alberto Sacco) 44 anni

“Nella mia esperienza lavorativa ho avuto l’occasione di costruire rapporti professionali sia con le associazioni di categoria sia con le imprese. Come avvocato e consulente mi sono occupato di seguire sia aziende internazionali che vogliono investire a Torino che quelle impegnate nella gestione di alcune attività di pubblico esercizio. Mi sono reso conto quanto sia improntante un dialogo costante e costruttivo con la Pubblica Amministrazione. Ho inviato la mia candidatura perché il M5S ha fatto della partecipazione e della trasparenze due assi portanti, sono convinto che Torino per ripartire debba essere in grado di mettere a sistema le competenze presenti sul territorio. Sarà importante rimettere, inoltre, al centro delle politiche della futura amministrazione il tema del lavoro. Una grande ricchezza di Torino sono i mercati verso i quali sarà indirizzata fin da subito la nostra attenzione. Ci batteremo anche a livello nazionale affinché la direttiva Bolkenstein non venga applicata agli operatori. In ogni caso ci batteremo almeno per avere un anno di proroga. Abbiamo due proposte concrete per rilanciare i mercati: l’applicazione della tariffa giornaliera e l’avvio della sperimentazione per cercare di diminuire la TARI. Per noi il mercato è il cuore della vita sociale e anche per questo ci batteremo per bloccare la costruzione di nuovi grandi centri commerciali.”

 

Marco Giusta – Pari Opportunità – (Curriculum Vitae Marco Giusta) 34 anni

“Sentirsi parte di una comunità, ridurre gli stereotipi e le discriminazioni valorizzando le differenze, rompere il soffitto di cristallo, acquisire un linguaggio inclusivo, delegittimare omofobia, bifobia, transfobia e xenofobia, riconoscere e includere i bisogni e le aspirazioni delle persone anziane, progettare percorsi di integrazione per le prime e le seconde generazioni di migranti sviluppando un’ottica di genere, tutelare e sostenere tutte le famiglie, tendere verso la piena inclusione della diversabilità, aprire opportunità ai giovani rendendoli protagonisti non di un ipotetico futuro ma di un concreto presente, sviluppare il portato e l’esperienza delle associazioni e dei luoghi di aggregazione multiculturale, sempre con un’ottica di intersezionalità e di valorizzazione delle competenze dei singoli e delle formazioni sociali: queste e non solo queste sono alcune delle priorità che vogliamo conseguire, lavorando direttamente a contatto con le cittadine e i cittadini. Nel corso della mia esperienza come attivista per i diritti civili ho potuto incontrare, conoscere e collaborare con realtà eccezionali che fanno una lavoro straordinario sul territorio, che devono essere sostenute dalle istituzioni e i cui valori ed esperienze possono essere messe a fattor comune, influenzando tutte le politiche messe in atto dalla giunta, e diventare un patrimonio valoriale e di conoscenze per tutta la città. In sintesi, abbiamo la visione di una società inclusiva dove chiunque possa costruire un portato di autodeterminazione e ricerca della felicità, filo conduttore nella vita di tutte le persone.”

 

appendino squadra assessori

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Da sinistra: Sergio Rolando, Alberto Sacco, Marco Giusta, Guido Montanari, Chiara Appendino, Paola Pisano, Sonia Schellino, Stefania Giannuzzi, Roberto Finardi, manca Federica Patti)

Logo Torino Metropolitana

Risposte ai quesiti RSU della Città Metropolitana di Torino

Quale concezione per il piano e lo sviluppo strategico di questo territorio? Come favorire uno sviluppo sostenibile e produttivo di occupazione?

Le Città Metropolitane sono state identificate come un importante se non il più importante strumento di rilancio della competitività economica e dello sviluppo sociale del Paese, dovrebbero rappresentare l’ interlocutore privilegiato della Regione nel promuovere il sostegno alle imprese e l’attrazione d’investimenti. A tal riguardo, urge un organismo di coordinamento inter ente e partecipato di volta in volta dalle associazioni di categoria per gestire l’accesso e la fruizione dei fondi europei (gli strutturali 2014-2020 sono un’occasione imperdibile).
Nonostante l’intenzione del Legislatore, constatiamo che ad un aumento delle competenze attribuite al nuovo Ente rispetto alle Province, non è corrisposto il quanto mai dovuto incremento di risorse indispensabili al ruolo d’istituzione volano che la Legge 56/2014 assegna alla Città Metropolitana: addirittura dal taglio delle risorse si è giunti al prelievo forzoso delle stesse attraverso il contributo obbligatorio sulle imposte proprie dell’Ente.
Il Piano strategico metropolitano è intimamente connesso a quello di pianificazione territoriale generale ma qui incontriamo da subito l’enorme criticità dettata dalla vacatio legis della Delrio che non avendo reso prescrittivo quest’ultimo, lo rende inefficace nell’imporre infrastrutture sgradite ai territori.

ISTRUZIONE, OCCUPAZIONE E SOCIETA’
L’area metropolitana torinese è multietnica e con bassa natalità (saldo negativo), entrambe le caratteristiche si accentuano man mano che si procede verso il capoluogo laddove il numero di anziani oltrepassa i giovani e fra i neonati quasi il 40% ha un genitore straniero. Gli investimenti nella scuola sono pochi ma in controtendenza rispetto a quelli scarsissimi nazionali grazie anche all’intervento delle Fondazioni bancarie. Il Politecnico di Torino in termini qualitativi mantiene un livello medio alto in ambito nazionale. Per quota di Laureati, Torino è quartultima tra le Città Metropolitane italiane, precedendo Napoli, Catania e Palermo (ISTAT 2012). Lo svantaggio è notevole se confrontato con le principali città europee. (il 19,2% contro il 45,5% di Lione nel 2010 – Eurostat). Pertanto, indispensabile combattere la dispersione scolastica sino all’università riqualificando le competenze dei docenti ed acquisendone di nuovi con attuali competenze scientifiche, tecnologiche e culturali. Ancora, va definito un progetto permanente ed adeguato di sostegno economico allo studio basato sul reddito.
Dal 2008 ad oggi, l’area metropolitana di Torino è quella ad aver registrato la maggior crescita dei “senza lavoro” (13% disoccupati totali, 49,9% under 24 che nel 2004 erano il 18% – fonte ISTAT 2014), la situazione è particolarmente grave nell’Eporediese e nel Canavese. Nel 2014 il tasso di occupazione è stato pari al 61,4% e siamo ben lontani dall’obiettivo minimo definito dall’Unione Europea del 67% nel 2020.
Tra il 2008 e il 2014, il volume di lavoro attivato per gli ultracinquantenni è calato pochissimo, nonostante la crisi, mentre per gli under 30 è diminuito del 59%. Mentre c’è stato un calo di assunzioni di giovani a bassa qualifica di circa il 60%, per quelli a medio-alta la contrazione è stata pari ad oltre il 50% (Alma Laurea 2014). Nella sola Torino, il tasso di occupazione giovanile (15-24 anni) è passato dal 33% del 2004 al 15,2% del 2014 (Fonte Eurostat/ISTAT).
Tra il 2008 ed il 2012 il reddito medio degli abitanti della Città Metropolitana è calato del 15,7% con un livello di disuguaglianza contenuto e le aree più povere (con reddito lordo inferiore ai diecimila euro) sono state individuate nelle valli del Pinerolese e del Canavese. Nello stesso periodo considerato, i consumi si sono ridotti nella misura del 17% circa.
La quota di famiglie economicamente assistite dai servizi sociali pubblici del Comune di Torino tra il 2007 ed il 2013 è più che raddoppiata (+122%). Il privato sociale è oberato da un numero crescente di richieste d’aiuto: ad esempio, alla Caritas torinese (sportello «Due tuniche») nel 2013 si sono rivolte 2.197 persone, contro le 1.865 del 2012, le 612 del 2010, le 284 del 2008. Il maggior numero di richieste riguarda problemi di debiti (nel 44,2% dei casi), occupazionali (29%), di salute o disabilità (11,2%), legati a spese per l’abitazione (9,1%); tra chi chiede aiuto alla Caritas vi sono soprattutto persone che hanno perso posti di lavoro esecutivi: operai, addetti alle pulizie, colf.

LA PRODUZIONE
Per quanto inerisce alle imprese, il tasso di variazione è ancora negativo (-0,4% versus il + 0,2% nazionale), nel 2014 sono fallite prevalentemente quelle del commercio (25,5%), delle costruzioni (23,7%) e manifatturiere (20%). Nel terzo trimestre 2015 le imprese registrate nella Città Metropolitana di Torino sono state 225.871, con un ulteriore calo dello 0,9% nei confronti dello stesso periodo del 2014.
Se i dati precedenti evidenziano un peggioramento generale della situazione, un segnale parzialmente incoraggiante viene dalla produzione industriale, che nel 2014 continua a crescere, registrando un complessivo +6,1% rispetto all’anno precedente, nonostante una lieve flessione nel quarto trimestre. La crescita è da ascrivere non solo agli ordini internazionali – positivi nei primi tre trimestri del 2014 – ma, per la prima volta dal 2012, anche alla ripresa degli ordini nazionali, che registrano un picco nell’ultimo trimestre del 2014: +7,2%. L’andamento del fatturato su base annua rimane positivo (+1%) nonostante il lieve calo dell’ultimo trimestre 2014: –0,4%. La produzione industriale è trainata essenzialmente dalla notevole ripresa dell’automotive che è cresciuta del 19,8% tra 2013 e 2014, tornando a livelli di poco inferiori a quelli pre-crisi. Infine, negli ultimi anni si sono ripresi anche i settori della produzione di macchinari e della chimica, mentre continuano a declinare l’elettronica, il settore alimentare e, soprattutto, la metallurgia.
Per quanto concerne le esportazioni rileviamo nell’area metropolitana il passaggio di un valore pari a 18,9 miliardi del 2008 a quello di 20,6 del 2014 con un’incidenza nazionale pari al 5,2%. Nonostante il dato positivo, paghiamo l’incapacità di rimanere a lungo sui mercati stranieri per l’inadeguata gestione delle esportazioni attraverso una costante presenza in loco assicurata dagli Export Manager, figure professionali ampiamente utilizzate dai concorrenti ed in grado di gestire al meglio l’internazionalizzazione dei prodotti.
Gli investitori stranieri giudicano positivamente l’area metropolitana torinese per l’indotto altamente specializzato e le diffuse competenze manifatturiere ma reputano penalizzanti la burocrazia, l’inadeguatezza delle reti infrastrutturali, soprattutto l’aeroporto: Si ribadisce quindi la necessità di dematerializzare le procedure e quanto proposto dal terzo piano strategico, vale a dire l’istituzione di un’Agenzia per l’economia e gli investimenti (che promuova le specificità produttive del territorio, le eccellenze locali e favorisca l’insediamento e la permanenza di nuove imprese), di una Task Force metropolitana (formata da rappresentanti di imprese e pubblica amministrazione per rendere omogenei e più efficienti servizi e portali per le imprese), di una scuola internazionale di alta formazione per manager ed imprenditori, di rafforzare la connessione tra offerte formative e fabbisogni delle imprese, di sfruttare le potenzialità dei laboratori scientifici degli atenei e dei centri di ricerca.
In merito al turismo, Torino è la seconda metropoli per crescita turistica degli ultimi quindici anni, ma la densità di posti letto sul territorio metropolitano rimane piuttosto bassa (soprattutto nell’extralberghiero), così come il numero di addetti turistici. Le due polarità turistiche della provincia restano Torino e l’alta Val Susa, in termini di presenze, di offerta ricettiva e di addetti al settore. Crescono i turisti italiani, mentre quelli stranieri rimangono pochi.
Il settore agricolo è da decenni in costante contrazione sia per numero di aziende che per superficie coltivata: scarsa competitività rispetto a quella delle altre province metropolitane nelle filiere DOC, biologiche, agriturismi, oltre che nell’utilizzo del web per la promozione aziendale.

SVILUPPO E CRESCITA: SMART SPECIALIZATION STRATEGY AND GREEN ECONOMY
Tra gli obiettivi che auspichiamo di raggiungere entro il 2020 vi è quello d’investire il 3 % del prodotto interno lordo dell’UE in ricerca e sviluppo. Per quanto la Commissione Europea abbia predisposto una piattaforma ad uso Regionale per la crescita e lo sviluppo intelligenti (platform S3), nulla vieta alla Città Metropolitana di esercitare il proprio ruolo territoriale nell’identificare e sostenere quelle attività ad alto valore aggiunto in grado di offrire le migliori opportunità e di rafforzare la propria competitività: è ineludibile il sostegno dell’innovazione in aree come il cambiamento climatico, l’efficienza energetica, la sicurezza alimentare, la salute e l’invecchiamento della popolazione.
Intimamente connesso allo sviluppo intelligente è il ruolo rappresentato dalla green economy (eco-innovazione), l’ambiente rappresenta un driver fondamentale per la costruzione di un percorso di sviluppo stabile, sostenibile e soprattutto duraturo nel tempo: il settore produttivo agricolo è certamente quello più interessato allo sviluppo di questa “nuova economia” basata sull’efficienza energetica, la sostenibile gestione dei rifiuti, il controllo delle emissioni inquinanti, la produzione biologica, le cosiddette occupazioni green. La vicina Provincia di Cuneo è un esempio di sviluppo in questo settore.
A livello nazionale, il DL 83/2012 ha individuato (ai soli fini all’erogazione di finanziamenti per l’occupazione) nella green economy i seguenti settori: protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico, ricerca, sviluppo e produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione, ricerca, sviluppo e produzione mediante bioraffinerie di prodotti intermedi chimici da biomasse e scarti vegetali, ricerca, sviluppo, produzione e installazione di tecnologie nel solare termico, solare a concentrazione, solare termo-dinamico, solare fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia, incremento dell’efficienza negli usi finali dell’energia nei settori civile, industriale e terziario, compresi gli interventi di social housing, processi di produzione o valorizzazione di prodotti, processi produttivi od organizzativi o servizi che, rispetto alle alternative disponibili, comportino una riduzione dell’inquinamento e dell’uso delle risorse nell’arco dell’intero ciclo di vita.
L’UE invece con Horizon 2020 ha stanziato 80 miliardi di euro ai quali potranno accedere Università, Enti pubblici, grandi aziende, pmi, start up, associazioni, centri di ricerca e d’eccellenza. Il progetto si fonda su tre pilastri fondamentali: 17 miliardi destinati alla competitività delle industrie, 6 miliardi stanziati per le tecnologie del domani come, per esempio, la fotonica, i nuovi materiali e la nanoelettronica, ben 30 miliardi per “sfide delle società”, vale a dire la salute, i cambiamenti demografici, il benessere, l’energia sicura, pulita ed efficiente, il trasporto intelligente, non inquinante ed integrato, gli interventi per il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare, l’agricoltura sostenibile, la gestione sostenibile dei rifiuti, la bioeconomia e l’uso efficiente delle materie prime.

AMBIENTE E RIFIUTI
Tra le Città Metropolitane quella di Torino presenta la peggiore situazione dal punto di vista degli inquinanti atmosferici, particolarmente critica è la presenza di biossido di azoto e di micropolveri sottili (PM10): la soglia annua dei 35 sforamenti permessi dalla normativa vigente viene puntualmente superata ed addirittura doppiata: non possono ritenersi ormai futuristiche la sostituzione incentivata delle caldaie a gasolio con quelle a metano, la completa riconversione elettrica del trasporto pubblico e l’istituzionalizzazione definitiva con procedura ad evidenza pubblica del car sharing elettrico per il capoluogo con l’obbligo di sostituire il proprio autoveicolo presso aree di sosta all’ingresso della città.
Torino e la Città Metropolitana non sono dotati di un Piano di Gestione Rifiuti che miri alla prevenzione/riduzione degli stessi; il solo capoluogo ha una raccolta differenziata che si attesta poco al di sotto del 42% (la Legge nazionale 152/2006 stabilisce il raggiungimento di una quota pari al 65% entro il 2012) eppure si è circondati da realtà che eccellono nel settore come Chieri dove il valore si attesta al di sopra del 74%. Non sono più procrastinabili campagne informative mirate alla prevenzione/riduzione, l’attuazione del servizio di raccolta della quota differenziata col metodo porta/porta esteso ovunque, l’investimento investire in centri per il recupero, riuso e riciclo della materia nonché la creazione d’impianti di compostaggio. In merito a tanto, non vanno sottovalutati i risvolti positivi in ambito imprenditoriale ed occupazionale.

Quali politiche per la gestione dei servizi pubblici locali? acqua pubblica; gestione dei rifiuti; trasporto pubblico locale

Su questi temi risponderò separatamente, riprendendo quanto abbiamo già previsto nel nostro programma elettorale, che tratta specificatamente tutti questi argomenti.

L’acqua è un bene comune ed un diritto universale.
Nel 2010 la volontà popolare ha portato con delibere di iniziativa popolare sottoscritte da 12.000 elettori a modificare gli statuti di Comune e Provincia, inserendo in essi i principi che l’acqua non è una merce e che la sua gestione deve essere effettuata da soggetti pubblici.
Con l’esito del referendum sull’acqua del 2011 gli italiani hanno chiaramente espresso la loro volontà di liberare la gestione del bene comune acqua dalle logiche del profitto, abrogando le norme che prevedevano che solo in casi eccezionali i servizi pubblici locali a rilevanza economica potessero essere gestiti direttamente dalle amministrazioni pubbliche.
Il MoVimento 5 Stelle Torino afferma con forza il principio della natura pubblica dell’acqua ed intende avviare con tutti i Comuni della Città Metropolitana un processo di istituzionalizzazione finalizzato a far uscire SMAT dalle logiche della gestione privatistica proprie della sua natura di una società per azioni, riportando l’azienda nell’alveo del diritto pubblico con la trasformazione in azienda di diritto pubblico, partecipata dai cittadini.
Tale azienda dovrà quindi essere orientata esclusivamente alla produzione erogazione e gestione del servizio idrico integrato degli enti locali coinvolti senza fini di lucro al fine di garantire una gestione trasparente, democratica e partecipata di questa importante risorsa.

Per il trasporto pubblico locale il MoVimento 5 Stelle Torino crede in un territorio metropolitano dove muoversi sia l’esercizio di un diritto che deve essere garantito, protetto e reso più efficiente.
In particolare per quello che riguarda la rete dei trasporti pubblici locali intendiamo garantire e promuovere diritto alla mobilità attraverso una serie di azioni:
• Impegnandoci a mantenere di proprietà pubblica le aziende di mobilità e sosta
• Riorganizzando e semplificando le loro strutture societarie, reinternalizzando ove possibile servizi e consulenze
• Integrando tra loro i servizi con collegamenti efficienti e coincidenze di orari tra le diverse forme di trasporto pubblico;
• Recuperando le infrastrutture di trasporto su binari dismessi o in via di dismissione (vie Stradella, Saint Bon, Gottardo)
• Trasformando la linea ferroviaria Torino-Ceres (FCT) in metropolitana (M3)
• Progettando in maniera partecipata la linea della Metrpolitana 2 (M2)
• Sperimentando abbonamenti al TPL a prezzo agevolato per incrementarne il numero ed il biglietto unico integrato per tutti i vettori
• Incentivando l’utilizzo della mobilità dolce rendendo più fruibile e sicuro l’utilizzo di biciclette, collegando tra loro le piste ciclabili oggi scollegate e realizzando nuovi parcheggi sicuri nelle zone carenti per ridurne i furti
• Rivedendo i progetti di mobilità ciclabile privilegiando la mobilità lavorativa e scolastica rispetto a quella “da diporto”

Per quello che riguarda la gestione dei rifiuti abbiamo individuato nel nostro programma alcuni obiettivi strategici ed in particolare:
• Applicare una strategia “Rifiuti zero”;
• Raggiungere una percentuale del 65% di raccolta differenziata
• Ridurre progressivamente i rifiuti indifferenziati che sono conferiti all’inceneritore
• Ridurre la tariffa rifiuti basandosi sul principio di chi più inquina più paga (tariffazione incentivante)
Le prime azioni concrete che ci proponiamo di avviare in caso di vittoria elettorale:
• Estendere la raccolta differenziata porta a porta
• Sviluppare la tariffazione incentivante con un sistema premiante/disincentivante mediante controlli sulla RD (sistema bonus/malus)
• Incentivare il commercio di prodotti sfusi senza imballaggi, o riutilizzabili
• Istituire punti pubblici per il conferimento di rifiuti con peso e/o dimensione ridotti (ad es. cartucce stampanti o piccoli elettrodomestici) e promozione delle “fabbriche di materiali”

Gestione diretta e responsabile dei servizi o esternalizzazione ?
La legge di riordino delle Province e delle Città Metropolitane (L. 56/2014) se da un lato ha trasferito alcune funzioni della ex Provincia, ha dall’altro lasciato tutte le altre in capo alla Città Metropolitana.
Si tratta di funzioni importanti che hanno un elevato impatto sul territorio e su i suoi cittadini, come la pianificazione territoriale, la viabilità, l’edilizia scolastica, l’ambiente, la tutela del territorio e delle sue risorse naturali per citarne solo alcune. Competenze queste che sono state fino ad oggi gestite in prevalenza direttamente da personale della ex Provincia prima e della Città Metropolitana poi, il quale nel corso degli anni ha maturato le professionalità e la conoscenza del territorio necessarie per assicurare servizi riconosciuti dai cittadini come fondamentali.
Il blocco prolungato del turn over e la recente drastica riduzione del personale conseguente al passaggio alla Città Metropolitana rischiano tuttavia di porre significativi problemi per tutti i Servizi dell’Ente in termini di possibilità di continuare a garantire livelli i essenziali di servizio, con situazione di servizi gestiti ormai da una sola persona che si fa carico in molti casi di rilevanti responsabilità.
Ora io non credo che la soluzione a questi problemi sia l’esternalizzazione di singoli servizi o di funzioni a meno che non risulti evidente che non sia più possibile gestire quella particolare funzione con le risorse interne.
Mi pare quindi ovvio che se la Città Metropolitana ha subito un’importante riduzione del proprio personale ed ora si trovi in difficoltà a rendere molti dei propri servizi, è necessario – proprio per evitare il ricorso alla esternalizzazione – che la politica si assuma la responsabilità di individuare le funzioni strategiche sulle quali riorganizzare le risorse, adeguando la macchina amministrativa in maniera funzionale al nuovo ruolo della Città Metropolitana.


Rilancio dell’Ente dopo i trasferimenti di funzioni e personale e valorizzazione dei dipendenti dell’Ente come quelli del Comune di Torino

Come forse saprete nell’ultimo quinquennio mi sono impegnata come consigliere di opposizione nel Consiglio Comunale. Ho quindi lavorato a stretto contatto con gli uffici del Comune, sperimentando sia i punti forza che i limiti della macchina pubblica.
Ho capito che gli uffici pubblici sono un luogo dove sovente lavorano persone che, con spirito di sacrificio e spesso senza riconoscimenti, garantiscono servizi (e quindi diritti) fondamentali ai cittadini; e questo a dispetto di campagne mediatiche di vera e propria delegittimazione dei pubblici servizi e delle persone che vi lavorano, che hanno come obiettivo quello di preparare la strada a processi di privatizzazione e di sottrazione al controllo democratico di beni e di diritti che devono rimanere pubblici.
E’ tuttavia altrettanto evidente che se vogliamo arrestare questo meccanismo diventa imprescindibile avviare nell’amministrazione un vero processo di riorganizzazione e sburocratizzazione del lavoro e dei servizi.
Un cambiamento, una vera riorganizzazione, per essere realizzata richiede però la volontà e l’apporto di tutti i soggetti coinvolti: la politica, il personale e i sindacati.
La politica deve essere il motore del cambiamento avendo presente un orizzonte temporale che vada oltre i 5 anni di mandato in un’ottica di servizio ai cittadini: la politica e i politici devono servire le istituzioni e non servirsene. Troppo spesso il solo equilibrio di interessi particolari ha costituito il principale freno all’innovazione e al cambiamento. Ciò è un danno tanto per i singoli dipendenti, perché non possono crescere professionalmente e umanamente, quanto per il territorio ed i suoi cittadini che si sono trovati a pagare il prezzo – non solo economico – delle inefficienze dell’Amministrazione.
Il personale deve quindi essere parte attiva del cambiamento, coinvolta e ascoltata per poter lavorare con il massimo impegno e in condizioni congrue nell’interesse dei cittadini e non dei politici.
Anche ai sindacati spetta un ruolo attivo in questa fase: insieme alla politica, nel rispetto reciproco, nello scontro e nel confronto devono portare avanti le proprie battaglie perseguendo la tutela dei lavoratori, il merito e le capacità interne.
Pensiamo che lavorare per il nostro territorio significhi impegnarsi per i cittadini e nell’interesse dei cittadini. E’ una opportunità unica, di cui ognuno nel suo ruolo può e deve andare fiero.
Per farlo, però, è necessario valorizzare le risorse: la crescita e la formazione interna delle risorse umane è un valore imprescindibile. Vi deve essere assoluta trasparenza nei criteri per le selezioni e le progressioni: i processi di crescita devono essere trasparenti, meritocratici e accessibili.
Questi principi sono a tutela di tutti: per garantire il diritto di accesso a tutti coloro che sono meritori e per tutelare coloro che ottengono la progressione.
Anche il sistema di valutazione e premiale deve essere basato prevalentemente su dati oggettivi e il più possibile quantitativi: in un corretto rapporto tra lavoratore e datore di lavoro il sistema premiale, per quanto concerne il datore di lavoro, deve servire per indicare gli obiettivi e raggiungere risultati comuni, per quanto concerne il lavoratore deve essere conosciuto, valutabile e non discrezionale. Se questo rapporto non esiste, il sistema premiale diviene inefficace e un’arma arbitraria che genera solo conflitti, palesi o latenti che siano.
L’obiettivo fondamentale e centrale per tutti deve essere migliorare la qualità del servizio erogato al cittadino anche per ricreare quel legame che si sta sempre più infievolendo di fiducia tra istituzione e cittadino. Ciascuno di noi prima di essere amministratore pubblico o dipendente è un cittadino e dovrebbe avere a cuore il benessere dell’intera collettività.
Vogliamo anche rompere un tabù che si è andato costruendo in questi anni: qualora sia più conveniente per l’amministrazione erogare un servizio in modo diretto, cioè con dipendenti dell’Ente, piuttosto che appaltarlo all’esterno e inoltre si riesca a garantire ai cittadini una migliore qualità dello stesso, noi pensiamo che questo servizio si possa “internalizzare”.
Per fare ciò occorre entrare nei dettagli, elaborare studi di fattibilità, analisi dei costi e, soprattutto, ascoltare i dipendenti di ogni Servizio della Città Metropolitana. Deve anche essere chiaro che tra le opzioni sul campo per migliorare efficienza ed efficacia dei servizi pubblici vi è anche l’internalizzazione di alcuni servizi. Il coinvolgimento del personale non è, per noi, una perdita di tempo ma l’unico metodo che può far emergere la grande ricchezza sommersa e inascoltata che c’è anche all’interno di un Ente che da molti anni eroga servizi di primaria importanza.
Vogliamo riorganizzare macchina amministrativa anche nel senso di Comunità nella quale l’appartenenza deriva dall’ascolto, dal dialogo, dalla coesione, della quale tutti si sentano parte, indipendentemente dal ruolo o dal livello di inquadramento.

Situazione dei Centri per l’Impiego e dei 20 lavoratori precari
Riteniamo che l’attuale situazione dei Centri per l’Impiego sia frutto non solo della c.d. “riforma Delrio”, che ha investito direttamente le strutture che erogano servizi ai cittadini in cerca di occupazione, ma anche dell’assenza da parte di questo governo (e di quelli che lo hanno preceduto) di una chiara visione del ruolo che deve avere la “mano pubblica” nel mercato del lavoro.
Frutto di questa scarsa attenzione è l’attuale situazione dei Centri per l’Impiego, i quali oggi continuano su tutto il territorio metropolitano ad erogare servizi a favore dei cittadini in cerca di occupazione in un quadro di competenze istituzionali che risulta non efficacemente definito.
Se ho ben compreso per effetto delle riforme, attualmente i lavoratori impiegati nei Centri per l’Impiego sono transitoriamente ancora retribuiti dalla Città Metropolitana (salvo futuro rimborso delle spese da parte della Regione), ma già dipendono funzionalmente dall’Agenzia Piemonte Lavoro, Ente strumentale della Regione Piemonte individuato dalla medesima per coordinare e gestire i servizi per l’impiego; questa condizione è comprensibilmente fonte di incertezza rispetto a quale sarà il futuro nel medio/lungo periodo di questi importanti servizi ed il destino degli operatori dei Centri.
E’ evidente che la principale causa ed origine di questa situazione risiede nel quadro normativo di riforma del ruolo dell’Amministrazione pubblica nel mercato del lavoro (ed in primis la L. 10/12/2014 n. 183).
A livello locale credo che il primo passo da compiere sia fare in modo che si definiscano chiaramente – perché ora non siamo ancora in questa situazione – i ruoli, compiti ed oneri di ciascuna istituzione, in modo che possa essere superata rapidamente questa fase di transizione che, se protratta ulteriormente, non potrà che avere gravi ricadute sugli operatori dei Centri e sulle persone in cerca di occupazione.
Sono consapevole dell’impegno e delle difficoltà che ciascun operatore quotidianamente affronta per rendere un servizio ritenuto da molti cittadini e dal MoVimento 5 Stelle importante, soprattutto in un momento di crisi socio economica come questo; pertanto mi impegno a mia volta a fare quanto possibile, nel ruolo che mi sarà assegnato dal risultato elettorale, per superare rapidamente questa fase transitoria e per sostenere i servizi per l’impiego.
Nei Centri per l’impiego operano anche 20 lavoratori e lavoratrici che da diversi anni sono precari.
Sarebbe troppo facile, a pochi giorni dal voto, fare delle promesse sulla pelle di lavoratori e famiglie che ogni anno si ritrovano a vivere le stesse ansie ed incertezze delle stesse persone in cerca di occupazione che incontrano tutti i giorni.
Questo non è né il mio atteggiamento né quello del MoVimento che rappresento.
Posso però assicurare a questi lavoratori e lavoratrici che farò quanto nelle possibilità del ruolo o dell’incarico che andrò a ricoprire per garantire la continuità del loro impiego e l’efficienza di servizi che ritengo essenziali per la Città di Torino ed il territorio Metropolitano in un momento di crisi socio economica così importante.

Elezione diretta del Sindaco Metropolitano
La Città Metropolitana di Torino è un ente costitutivo della Repubblica ai sensi dell’art. 114 della Costituzione che si estende per 6.830 Kmq., comprendendo 315 Comuni con una popolazione di 2.274.680 abitanti su un territorio molto diversificato.
Attualmente né la normativa (art. 1 co. 22 L. 56/2014) né lo statuto vigenti consentono l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano, tradendo quello che è un fondamentale principio di democrazia.
Con la legge di riordino di Province e Città Metropolitane (L. 56/2014) si è tra l’altro sottratto a più di 20 milioni di italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti per i territori delle ex Province.
L’Italia sta iniziando a diventare il paese dei “nominati” (lo stesso dicasi per il Senato della Repubblica) in cui, nel caso della Città Metropolitana, il Sindaco è espressione di uno solo dei Comuni (il capoluogo) che la compongono.
Il sistema di elezione indiretta previsto dalla legge di riordino comporta che la Città Metropolitana sia amministrata da rappresentanti di Comuni che hanno già un loro incarico istituzionale per il quale hanno ricevuto un’investitura diretta dai loro cittadini; questo sistema di nomina indiretta non solo rende più difficoltoso amministrare l’Ente per politici che si devono dividere tra più incarichi, ma soprattutto allontana i cittadini dal loro Ente.
Come forse saprete la partecipazione è uno dei punti cardine del programma del MoVimento 5 Stelle di Torino e pertanto mi farò promotrice nei confronti dei nostri parlamentari per l’eliminazione degli ostacoli nella legge di riordino all’elezione del Sindaco e del Consiglio Metropolitano a suffragio universale in tutte le Città Metropolitane.

La Città della Salute e il ricatto (ritirato) della Ministra Boschi

Il mio intervento a SkyTG24:
“La città della salute è sicuramente importante ed è un tema che deve essere valorizzato”.

“Noi crediamo che debba essere fatta con risorse pubbliche, non ci piace l’idea dell’intervento privato, tant’è che noi vediamo in modo positivo quello che era il progetto iniziale, il masterplan del 2011 che andrebbe rivisto un po’ al ribasso. Un intervento che va a riqualificare un’area già esistente, che dà una risposta più nell’immediato, che prevede solo il finanziamento pubblico”.

Il ricatto della Min. Boschi: “Se vince la Appendino, Torino perde 250 milioni stanziati dal Governo”.

Il mio intervento a In Mezz’Ora: “La città della Salute noi la vogliamo. ma vogliamo un progetto che sia fattibile nel più breve tempo possibile e non una promessa che non si riesce a mantenere. Vorremmo riprendere il Masterplan del 2011 insieme ai soggetti interessati come Regione e Governo per avere un progetto low-cost che recuperi quello che già c’è e che sia più fattibile e finanziato più facilmente” Link

Boschi, 12/6:
Cattura23

In seguito alla mia pubblicazione del video, dovendo ammettere di aver rilasciato quelle dichiarazioni, il Ministro Boschi inizia a fare marcia indietro.

Screenshot 2016-06-14 12.59.02

Ma questo mio tweet del 10/6 conferma il ricatto della Boschi.
CkwqahJW0AAH00h

La replica di Boschi su Twitter

Screenshot 2016-06-14 15.04.02

Apprezzo il passo indietro da parte del Ministro su dichiarazioni tanto gravi, ma tengo a sottolineare che la mia posizione è sempre stata coerente.

endorsement

Il piu bell’endorsement che potessi ricevere

Ieri mi ha scritto una persona che non vedo da tempo, ma di quelle impossibili da dimenticare: il mio professore di tedesco del Liceo.
Leggendo la sua lettera mi sono commossa, perchè a quei tempi non avrei mai pensato di intraprendere un percorso come quello che sto facendo e ricordo con grande affetto le persone che mi hanno aiutata a crescere. Queste parole, per me, hanno un valore immenso e confermano quanto la formazione scolastica sia di fondamentale importanza nella vita di ognuno di noi.
Se sono qui, Kursch, è anche grazie a te.
Cara Chiara,
come sai, sono stato il tuo professore di lingua e cultura tedesca al Liceo Gioberti, da te frequentato con successo un po’ di anni fa. Non potrò votarti, essendo residente in un altro comune in provincia di Torino. Alle politiche non mi sento più rappresentato da alcun partito. Avrei enorme difficoltà a votare anche i 5 Stelle, anche se li apprezzo, in quanto hanno dato al nostro Paese la possibilità di votare un’alternativa ai partiti tradizionali, fallimentari da tutti i punti di vista, senza scivolare in tentazioni eversive di estrema destra postnazista, come in Grecia e in Francia.
Come Candidata Sindaco di Torino Ti voterei però di corsa e, dopo avere postato con stima tutti i tuoi interventi su Facebook, lo affermo esplicitamente in questa mia lettera.
Ti voterei perché ricordo la tua grande serietà e intelligenza, legata ad un costante impegno a capire e crescere culturalmente, già a partire dagli anni in cui era allieva del liceo.
Ti voterei perché non ho trovato neppure una virgola discutibile in ogni tuo intervento durante questa campagna elettorale.
Ti voterei perché su tutti i temi scottanti e sensibili Ti sei sempre espressa in modo chiaro a favore dei diritti.
Ti voterei perché non hai mai perso la calma di fronte all’arroganza di chi ti ti rimprovera, non potendo far altro, di essere giovane. Come se fosse un problema! Proprio nel nostro Paese guidato da senescenti carrieristi lontani dalla realtà della gente.
Ti voterei perché ho apprezzato enormemente il tuo richiamo a nobili Maestri quali Piero Gobetti o Adriano Olivetti, capaci di conciliare produzione industriale e giustizia sociale.
Ti voterei perché cerchi di far prevalere le competenze effettive in un contesto, quello della politica, dove normalmente contano le conoscenze e le raccomandazioni.
Ti voterei per la Tua solida e dimostrata conoscenza di almeno 4 lingue straniere oltre all’italiano.
Ti voterei per l’orgoglio e la gioia che mi hai dato ascoltandoti parlare un ottimo tedesco (al liceo eri già bravissima) nel corso di un’intervista al giornale “Die Welt”.
Ti voterei perché sono convinto che dominare la sintassi della lingua tedesca, dove per esprimere un pensiero si deve già conoscere cosa si vuol dire fino in fondo (il verbo lo si colloca alla fine ma lo si deve già aver scelto prima di aprire bocca) sia una garanzia che sei abituata a formulare sempre concetti in te già chiari, senza indulgere a tattiche improvvisazioni.
Ti voterei infine, perché, come insegnante, credo nel futuro fatto dai giovani preparati e volenterosi…
Un caro saluto, un altrettanto caro ricordo e un in bocca al lupo!
Giorgio Kurschinski
Ich drücke Dir die Daumen!
5 Giugno, elezioni comunali Torino

Elezione nuovo sindaco di Torino, COME SI VOTA il 5 giugno

Il 5 giugno i torinesi sono chiamati a decidere chi sarà il nuovo sindaco, facciamo chiarezza su come si vota.

  • Si vota dalle 7:00 alle 23:00 nella sola giornata di domenica 5 giugno
  • Bisogna presentarsi al proprio seggio con la scheda elettorale e un documento di riconoscimento valido (come la carta d’identità)

Riceverete due schede, una azzurra, per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale e una verde, per l’elezione del presidente delle circoscrizione e il rinnovo del relativo consiglio.

È molto importante che seguiate queste istruzioni e non facciate altri segni sulle schede, perchè il vostro voto verrebbe annullato.

SCHEDA AZZURRA, ECCO COME VOTARE:

5 Giugno, elezioni comunali Torino

Per inserire una o due preferenze per il consiglio comunale si possono scrivere i cognomi dei candidati scelti. Attenzione: se si votano due candidati si devono scegliere un uomo e una donna, non due uomini o due donne. Cliccando qui troverete la lista completa dei candidati del Movimento 5 Stelle al consiglio comunale.

SCHEDA VERDE, ECCO COME VOTARE

Non sarà presente il nome del candidato presidente ma solo il simbolo del Movimento 5 Stelle e due spazi per scrivere le eventuali preferenze. Bisogna fare una croce sul simbolo e, se lo si desidera, inserire una o due preferenze scrivendo il cognome dei consiglieri che si vuole votare. Attenzione: se si scrivono due cognomi, si devono scegliere un uomo e una donna, non due uomini o due donne.

VOTO DISGIUNTO PER IL SINDACO (solo scheda azzurra), COME FUNZIONA

La legge elettorale permette anche di votare in modo disgiunto il sindaco e la lista.

Per esempio, è possibile mettere una croce su un simbolo qualsiasi scrivendo le relative preferenze ma poi apporre un’altra croce su CHIARA APPENDINO.

Molto importante: i voti che contano per accedere al ballottaggio sono quelli assegnati al sindaco, non alla lista.

Ringrazio, quindi, eventuali elettori di altri partiti che vorranno scegliermi come sindaco.

IL SISTEMA ELETTORALE, IL BALLOTTAGGIO E IL PREMIO DI MAGGIORANZA

Se il 5 giugno nessuno dei candidati a sindaco otterrà il 50% +1 dei voti validi, i due candidati più votati accederanno al ballottaggio previsto per il 19 giugno.

Chi vincerà il ballottaggio otterrà un premio di maggioranza di 24 seggi sul totale di 40. Saranno eletti i 24 candidati che avranno ottenuto più preferenze.

Per maggiori informazioni potete visitare questa pagina del Comune di Torino.

FAC SIMILE SCHEDA AZZURRA:

fac simile scheda elettorale torino elezioni sindaco 2016

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