La Città di Torino per i 157 anni dell’Unità d’Italia

Pubblico il discorso che ho pronunciato questa mattina in occasione di un evento estremamente importante quale è il 157° anniversario dell’Unità d’Italia

Il mio discorso

È assai diffusa l’idea che la nostra penisola abbia vissuto, tra gli alti e bassi della propria Storia moderna, tre momenti di estrema grandezza. Tre epoche i cui protagonisti sono state donne e uomini eccezionali, che hanno rivoluzionato completamente l’esistente, contribuendo a creare una frattura profondissima con tutto ciò che era accaduto fino a quel momento.

Dapprima il Rinascimento, il cui impatto sull’Europa ha consegnato l’Italia all’onore del mondo.

Poi, scorrendo in avanti le lancette della Storia, il Risorgimento e la Resistenza che hanno ridisegnato radicalmente la nostra Nazione da un punto di vista non solo politico e ideale, ma anche produttivo.

Costruendola, nel primo caso. Ricostruendola, su basi democratiche e nel segno della Costituzione repubblicana, nel secondo.

E permettetemi di sottolineare, non senza un certo orgoglio, come la nostra Città sia stata assoluta protagonista di entrambi questi momenti fondanti della nostra Repubblica.

Uscendo però dalla retorica che troppe volte condiziona il giudizio su questi periodi storici e concentrandosi invece su elementi più pragmatici e meno evidenti, ritroviamo, in questi momenti, un patrimonio inestimabile che ha interessato la vita degli italiani con una profondità che raramente si percepisce e che dal passato del nostro Paese può diventare utile a segnare la strada verso il nostro futuro.

 

Accomunare in un’unica festa, in una data così importante per la nostra città e per l’Italia intera, la Giornata dell’Unità nazionale e della Costituzione, dà il senso profondo di quanto sia radicata la nostra Storia e induce ad assumere un punto di osservazione che consente di cogliere la forza e la validità dell’esperienza dell’Italia unita. Non è un caso che tra i principi fondamentali su cui si basa il nostro Stato sia proclamato solennemente, all’art. 5, che la Repubblica è “una e indivisibile”.

I costituenti si assumono, così, un supremo e vincolante impegno morale e politico che trova le proprie radici nel Risorgimento e che vede il suo apice il 17 marzo 1861.

Era nato, quel giorno, uno Stato unitario laddove, appena un paio d’anni prima, ve n’erano addirittura sette. Si segna così il punto di arrivo di un percorso che vede una generazione, soprattutto di giovani, trasformare un popolo in una Nazione.

Il Risorgimento questo è stato: ha consentito di dar vita ad un’unità che non fosse solo territoriale, ma che potesse costituire una comunità di valori condivisi che traevano le proprie origini in quei movimenti ottocenteschi che avevano segnato la prima vera stagione costituzionale del 1800.

Essi si facevano portatori di istanze fondamentali: il riconoscimento della libertà personale, della libertà di espressione, del carattere inviolabile della proprietà, della divisione dei poteri, della rappresentatività delle istituzioni e dell’uguale sottomissione di tutti alla medesima legge.

Sono queste le direttrici da cui muove la cultura dell’epoca e che si traducono nella concessione delle Costituzioni del 1948, già preventivate dallo Statuto Albertino, prima Costituzione del nuovo Regno d’Italia.157 anni unità d'italia torino autorità

È in questo momento storico che trova concretezza il concetto di Patria, una parola impegnativa e nobile. Scriveva Mazzini che

la Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio.

Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale – finché uno solo vegeta ineducato fra gli educati – finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue, per mancanza di lavoro, nella miseria – voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la Patria per tutti. Il voto, l’educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della Nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate”.

 

Sono parole alte, che risuonano ancora oggi e che hanno rischiato di essere travolte dall’esperienza del fascismo, della lotta antifascista e della guerra civile; è stato quello il momento in cui l’Italia unita rischia di perdere la sua dignità e l’indipendenza nazionale. Rendono perfettamente l’idea le parole di Benedetto Croce che, nel dicembre 1943 si diceva

fisso nel pensiero che tutto quanto le generazioni italiane avevano in un secolo costruito politicamente, economicamente e moralmente è distrutto”.

Così non è stato.

Dando agli italiani quel momento costituente che era mancato a chi aveva combattuto per l’Italia libera, indipendente e unita; l’Assemblea eletta il 2 giugno 1946 prende le mosse proprio dalle parole di Mazzini, dalle radici profonde su cui l’unità della Nazione italiana ha dimostrato di poggiare e di poter fare leva e dà vita a una Carta fondamentale in cui, come ha ricordato Calamandrei “c’è dentro tutta la nostra storia e il nostro passato”.

Una Carta in cui si sentono le voci dei protagonisti del Risorgimento e che ci ricorda come, per il futuro, la vera unità è quella che conserva il pluralismo e trae forza da esso.

Si capisce quindi perché sia così importante ricordare che la nostra Costituzione, di cui festeggiamo quest’anno i 70 anni dall’entrata in vigore, 

sia legata a doppio filo ai valori che hanno ispirato il Risorgimento: quei valori che, oltre a Mazzini, anche figure come Gioberti, Cattaneo, giusto per citarne solo due, ci hanno lasciato in eredità e che, infatti, possiamo ritrovare dapprima nella effimera Costituzione della Repubblica Romana del 1848, e poi appunto nella nostra Costituzione repubblicana.

Ed è ancora più importante che il 17 marzo sia considerato nella sua complessità, aiutando i giovani a comprendere meglio e più approfonditamente il nostro passato; d’altronde, questa giornata dovrebbe servire anche, nell’ambito di una didattica diffusa, a ricordare e diffondere i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché a riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica.

Perché – concludendo – la caratteristica fondamentale del cittadino è di sentirsi parte di una comunità politica, e di avere dei doveri e dei diritti: tra i primi c’è anche quello di celebrare le feste civili. Perché è questo il momento per ricordare le persone che in oltre 150 anni di storia, h

anno dato la vita perché noi potessimo essere liberi.

 

Grazie a tutte e tutti, e un ringraziamento particolare a Nicola Mandirola per il prezioso contributo nello scrivere questo intervento.

Chiara Appendino alle celebrazioni dei 157 anni dell'unità d'italia