Sulle manifestazioni di Torino (Forconi)


Cari Colleghi,
confesso che i fatti che si sono susseguiti in questi giorni mi hanno fortemente colpita e turbata.

Girando per i quartieri tutti noi potevamo respirare un clima di tensione e preoccupazione.
Nella mia vita ho solo sentito raccontare di questi episodi, mi è capitato di leggere sui libri o di vedere dei film dai quali si poteva comprendere cosa volesse dire questo clima ma di persona io non l’avevo mai visto; nessuno di noi, forse, lo ha mai potuto provare sulla propria pelle.
Molti commercianti avevano paura dei gruppetti organizzati che battevano la zona per obbligarli a chiudere i negozi; gli anziani avevano paura di uscire a prendere il tram; i clienti di negozi venivano costretti ad uscirne con minacce di chiusura.

E la città? Torino era inerme, come paralizzata di fronte a questi fatti. Una città abbandonata alle scorribande, lasciata in mano a poche migliaia di persone per troppo tempo.
Per quasi due giorni gli interventi per riportare l’ordine e la sicurezza sono stati poco tempestivi o inspiegabilmente passivi. Conosciamo bene la sollecitudine con cui solitamente le forze dell’ordine intervengono in val di Susa o con gli studenti. Perché però non è accaduto in questi giorni a Torino? Perché non c’è stata una pronta reazione dello Stato dinnanzi a tali episodi?
Cari colleghi, vi posso dire che a me tutto ciò non piace, non è piaciuto e soprattutto non piace non comprenderne le ragioni.
Questa non è la nostra Città.

Il Movimento 5 Stelle di Torino, tramite un comunicato stampa, ha già affermato pubblicamente il proprio pensiero: non abbiamo mai aderito alla manifestazione. Il diritto a manifestare è di tutti e deve essere sempre tutelato. Ma a tale diritto deve corrispondere anche il dovere di rispettare il diritto altrui di decidere liberamente di non manifestare e di esercitare la propria attività commerciale. Le adesioni forzate tramite lo strumento della paura sono una cosa inaccettabile e a Torino la protesta ha avuto anche questi sviluppi.

Tutto ciò però non basta. Non basta combattere la violenza, noi, amministratori pubblici, dobbiamo interrogarci per comprendere a fondo le ragioni che, sebbene espresse in alcuni casi in modi riprovevoli, covano come brace sotto la cenere da tempo.
Guardiamo avanti. Ci vuole una presa di coscienza, in particolare da parte nostra, amministratori Torinesi perché, e credo di non dire nulla di nuovo, non credo che sia stato un caso che i fatti più rilevanti siano avvenuti proprio qui da noi, nella nostra Torino.
L’Italia è un paese in grandi difficoltà economiche e sociali e a Torino la situazione ben più grave che nel resto del nord. Siamo una delle città più colpite dalla crisi.
Sindaco, la parola povertà non ci deve fare paura. Non si può continuare a buttarla sotto al tappeto. Così come la parola crisi, non va nascosta. Non ci deve far paura il prendere atto del fatto che negli ultimi 20 anni la politica ha allontanato i cittadini dalle istituzioni. Non ci deve far paura ammettere gli errori commessi, le promesse non mantenute con le relative speranze non realizzate, le riforme mai fatte, le aspettative tradite, il distacco evidente tra i palazzi e le piazze, tra i ricchi (spesso dentro gli stessi palazzi) e i poveri che fanno fatica ad arrivare alla seconda settimana del mese.
L’onestà, la trasparenza, l’ascolto, la partecipazione, la solidarietà, il senso di comunità devono essere parole chiave ed essere tramutate in fatti.
Bisogna ricostruire il senso di fiducia nelle istituzioni con particolare attenzione a chi è giovane e si vede senza speranze e abbandonato. Non si può più aspettare.

Nonostante Calvani, leader del movimento dei Forconi, in un’intervista, chieda “che venga fatto un governo istituzionale presieduto dalle forze dell’ordine” o che inciti a marciare su Roma, quanto sta accadendo nelle piazze, il sentimento di smarrimento e di rabbia che emerge da tante anime di popolo – diverse da questa- non può e non deve restare inascoltato.

Concludo con un passaggio di Gramsci che, per caso, In questi giorni mi è capitato di rileggere e che spero possa farci riflettere.

“Trascurare e, peggio, disprezzare i movimenti così detti «spontanei», cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento «spontaneo» delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nelle classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e dall’altra determina complotti dei gruppi reazionari che approfittano dell’indebolimento obbiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato.”
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