il Salone del Libro: un patrimonio dei torinesi a rischio


Ecco la traccia dell’intervento in aula in merito alle recenti vicende del salone del libro.

Come voi ben saprete, più volte in questi quattro anni ci siamo oppposti alle decisioni di usare, in un momento di scarsità di risorse, cospicue somme per sostenere il “mito dei grandi eventi”. Secondo la mia opinione infatti sovente questi servivano più a chi li promuoveva e, al massimo, a costruire un’immagine di “cartapesta” della Città, che a portare vere ricadute sul territorio cittadino e sul tessuto culturale torinese. Per farvi giusto alcuni esempi: spostare sul Festival Jazz delle risorse di MITO ha indebolito il secondo senza mai far sì che il primo diventasse un festival di richiamo nazionale, figuriamoci internazionale; oppure la famigerata partecipazione all’Expo che non solo non ha portato benefici alla Città ma ha assorbito risorse che sarebbero state necessarie per il welfare o per la scuola.

C’è però un evento che è oramai entrato stabilmente nella nostra storia e nei cuori dei torinesi, un evento che abbiamo difeso sin dal primo giorno: il Salone del Libro.

Non si tratta di una posizione di parte la mia, o legata a gusti personali, ma semplicemente di prendere atto dei dati che abbiamo a disposizione. Nel 2009 e nel 2014 la Camera di Commercio ha realizzato due studi in merito all’impatto socio economico del Salone, dai quali emerge che circa il 27% dei visitatori proviene da fuori Piemonte, includendo in questo dato sia il resto d’Italia sia i Paesi stranieri. Il trend tra il 2009 e il 2013 denota inoltre un “investimento” nelle future generazioni, poichè i frequentatori hanno visto un aumento in percentuale dei più giovani, i quali avvicinandosi alla lettura ed all’incontro con gli autori costituiranno il pubblico del futuro. Altro dato interessante che emerge da queste ricerche: il 40% dei visitatori si ferma a Torino per due o più giorni, interessando in questo modo il circuito cittadino dell’ospitalità. Potrei continuare con i dati, Signor Sindaco, ma mi limito a dire che le ricadute economiche complessive sul territorio torinese ammontano a circa 53 milioni di Euro. Siamo tutti in grado di farci due conti e calcolare che per 1 euro investito di spesa pubblica si generano 43 euro complessivi per il territorio torinese.

Una perla come il Salone avrebbe dovuto essere curata, custodita e fatta crescere con ogni tipo di attenzione e invece in questi anni è il salone è stato bistrattato e non è stata pensata alcuna nuova visione strategica per il suo futuro. Caro Sindaco decidere di non decidere equivale a decidere male!

Era ovvio che occorresse un cambio dei vertici ma questo avrebbe dovuto essere programmato e gestito con cura, non causato da qualche provvidenziale scandalo giudiziario. Tempo fa, ai vertici, che anche Lei ha prorogato di un anno, avrebbe già dovuto affiancarne di nuovi affinché non solo la transizione fosse “morbida”, ma non andasse perduto l’insieme delle relazioni e delle esperienze costruite in questi anni. E questo in commissione lo abbiamo detto quasi un anno fa! Non averlo fatto in sede di rinnovo, non aver compreso sin da subito che le tensioni tra le due nuove nominate avrebbero portato a disastri e l’aver richiamato, in fretta e furia, Ernesto Ferrero denota la totale mancanza di prospettiva. Di fronte alla presa d’atto delle criticità, che addirittura avrebbero potuto portare all’annullamento della prossima edizione del Salone, non ha avuto altre idee se non richiamare proprio colui che aveva appena fatto accomodare fuori dalla porta. E non ha avuto il coraggio di fare la cosa che andava fatta: accompagnare alla porta anche la Dot.ssa Millella, corresponsabile anche lei dello scempio avvenuto in questi mesi.

Non solo, era altrettanto ovvio che le risorse sarebbero state scarse, ce lo diciamo da anni. Ora si parla di spending review e due diligence. Eppure un questi anni, e ancora tutt’oggi, sembrate non prendere in considerazione di andare ad agire su quella leva di costo – l’affitto -che incide per circa il 50% del costo totale dell’evento. Lei sostiene che si debba fare “sistema” e invece per i tre principali eventi che si tengono al Lingotto – Salone del Libro, del Gusto/Terra Madre e Artissima – contrattiamo in modo separato per l’affitto e i servizi con GL? Ma Le sembra normale? Quando tutti e tre gli eventi sono supportati da finanziamenti pubblici degli Enti territoriali!
Sempre ora, che ci accorgiamo che le risorse sono scarse e che servono nuovi soci, sentiamo parlare di cercare risorse dai privati: ma chi potrebbe oggi voler investire risorse con tutto quello che è successo, con l’immagine lesa e la situazione così instabile? Anche questo ragionamento eventualmente andava fatto anni fa, non adesso.

Lei, Singnor Sindaco, perché a Lei attribuisco le responsabilità politiche, negli ultimi due anni ha commesso una serie di errori gravi che sono principalmente risposte non date a problemi che erano quantomeno prevedibili. La questione non è, infatti, la diminuzione delle risorse, che può e deve essere affrontata, ma il complesso delle relazioni che riguardano il Salone, la sua visione strategica e il rapporto con GL.

Nel libro, “Un romanzo di carta” – che racconta la storia del Salone del libro, al capitolo dedicato al continuo “derby”” tra Torino-Milano alla domanda “Torino rischia di passare di mano?”, Angelo Pezzana risponde: “Una manifestazione non si lega con una corda, la si mantiene con le capacità, con la concretezza”.

Ed è proprio nel contesto in cui le risorse diminuiscono, il settore è in crisi e la concorrenza di milano cresce che è necessario che qui tutto il consiglio sia concorde nel ribadire che sia prioritario, anche a discapito di altro, che si continui a investire nel salone del libro affinchè resti a torino; affinchè svolga il suo compito nel modo più efficiente possibile e affinchè resti in mano pubblica.
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