Lettera di Natale al Sindaco Fassino


Caro Signor Sindaco,
sovente la sola ripetizione di un evento cadenzato nel tempo, andando oltre le intenzioni originarie, muta lo stesso o in un’abitudine o in una tradizione. Così, al termine dell’ultimo anno del suo mandato prima della scadenza elettorale, rispondendo alle attese ho pensato di scriverle non tanto, come già fatto in passato, per evidenziare le criticità che a mio avviso ci sono nell’attività amministrativa di questi anni, e che non sono affatto risolte, ma per aprire le porte al futuro e per iniziare a tratteggiare all’orizzonte il profilo della Torino che potrebbe essere.

Riteniamo, infatti, che Torino sia una Città forte e dinamica, una Città in grado di reagire allo sconforto presente, una specie di accidia sociale che, in una latente disillusione e crisi generale economica, ci impedisce di immaginare un futuro migliore. Proprio nella società torinese a mio avviso sono ravvisabili quelle energie e idee che possono fare la differenza, se lasciate emergere e supportate. Le buone idee sappiamo però che “camminano sulle gambe degli uomini” e di qui bisogna ripartire per riaprire la Città al futuro. Per farlo è indispensabile porsi come obiettivo il fornire a tutti condizioni di partenza quantomeno analoghe: sono, infatti, le opportunità, le possibilità di istruzione, le conoscenze, il lavoro, le relazioni che generano quell’insieme di prerequisiti grazie ai quali può emergere realmente la competenza e il merito.

Per fare ciò si possono graduare le azioni politiche da compiersi anche dall’Amministrazione comunale. Alcune sono, infatti, immediate, altre sono frutto di un mutamento del sistema politico e del rapporto di fiducia eletto-elettore, che in questi anni è andato scemando e che si traduce in un pericoloso scollamento tra le istituzioni e i cittadini. Una Giunta formata da assessori scelti solamente in base ad una logica politica, rispettando le proporzioni delle influenze di ciascun partito o gruppo di interesse della maggioranza, difficilmente può essere un’occasione per far emergere le migliori risorse di una Città, poiché, quantomeno, esclude pregiudizialmente una parte della stessa. Tale meccanismo ha però una sua ragion d’essere quando, offrendo ai cittadini visioni differenti di città e, in particolare, del ruolo che lo Stato deve avere attraverso le azioni da compiere, tramite le elezioni ne viene scelta una rispetto ad un’altra. E’ però possibile prescindere anche in questo caso dalle competenze e dalle capacità? Ritengo proprio di no e anzi, così facendo, abbiamo visto che non solo non si fa un buon servizio alla Città ma neppure al progetto politico che si desidera realizzare. Ritengo sia giunto il momento di spostare la scelta anche dei membri della futura Giunta verso l’esperienza, le capacità, la conoscenza della città ed il merito, piuttosto che l’appartenenza politica oppure il peso elettorale in termini di voti.

E’ opportuno ricordare che, oltre agli Assessori, la nuova amministrazione dovrà effettuare molte nomine in enti, fondazioni, società ed associazioni; credo fermamente che il medesimo metodo, ossia la scelta in base a criteri di competenza, dovrebbe essere usato non solo per poter selezionare le persone migliori ma per consentire anche di strutturare quel ricambio generazionale ormai necessità impellente non soltanto per le aziende private ma anche per l’Amministrazione pubblica. Tale metodo ritengo sia da utilizzare anche, e soprattutto, per ricostruire il rapporto di partecipazione e di fiducia che deve essere struttura portante del legame tra chi amministra ed i cittadini. Per questa ragione, ad esempio, nel voler destinare ad un fondo per l’inserimento lavorativo dei giovani nelle PMI i risparmi derivanti da nomine politiche a vantaggio della valorizzazione delle risorse interne, abbiamo proposto di identificare con i soggetti coinvolti quale sia il meccanismo più efficace e quali i criteri da inserire in un bando. Ecco dunque una delle tante sfide che dovremo affrontare: coniugare trasparenza, accessibilità, competenza e pari opportunità di accesso.

La complessità del mondo moderno non consente di assegnare allo Stato, anche nella sua articolazione territoriale del Comune, un ruolo di progettazione particolareggiata del futuro di una Città, ma ritengo non si possa e non si debba abdicare al ruolo di pianificazione e, quantomeno, di creazione dei prerequisiti necessari alla realizzazione di azioni concrete. In questo senso va interpretata, ad esempio, la nostra visione dell’urbanistica della città, presentata il 30 novembre: prevedere aree per una nuova industrializzazione, dotate di quei servizi e quell’attrattività che richiedono oggi le imprese e dimensionata sulle piccole, anche piccolissime, realtà industriali e produttive, equivale a dare una possibilità in più ad un mondo che sovente è rimasto inascoltato. Solo così si assegna una vera priorità al lavoro quale grande emergenza della nostra Città. Strettamente correlata vi è il grande problema della povertà, tanto di quella “assoluta” quanto di quella “da lavoro”. La prossima amministrazione dovrà mettere tra le proprie priorità le azioni per contrastare questa piaga e queste non possono essere solamente di tipo assistenziale, ma dovranno essere anche finalizzate a costituire quel contesto economico e sociale grazie al quale “il lavoratore abbia il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

La scelta dell’urbanistica come primo tema non è casuale, come Lei ben sa è proprio dal disegno e dalla pianificazione del nostro territorio in un’ottica di medio-lungo periodo che diamo una impronta al futuro della nostra città. Per questo la partecipazione dei cittadini sulle scelte importanti, la trasparenza delle decisioni e negli atti, la difesa dei beni comuni e dei valori ambientali e storico architettonici, il senso di responsabilità verso le future generazioni, la policentricità della vita cittadina valorizzando le periferie, devono essere la guida per le azioni e tradursi in una revisione del piano regolatore al fine di migliorare la dotazione dei servizi e rispondere agli attuali bisogni dei cittadini. Per dare una risposta ad un mutato contesto economico e sociale assume una particolare rilevanza il mettere mano ad una riorganizzazione della macchina comunale per affrontare le ristrettezze di risorse (sia economiche che in termini di riduzione di personale) e il cambiamento radicale nelle richieste di servizio da parte della cittadinanza in un momento di crisi economica, sociale e culturale. Tali azioni devono però essere pensate, programmate e attuate con i dipendenti, recuperando l’orgoglio che deve avere ogni persona che lavora per dare un servizio alla nostra Torino, e dunque a ciascuno di noi.

La scelta del termine comunità per la visione che esprimiamo è centrale, infatti, solo ricostruendo quei legami, a torto definiti deboli, si riesce rafforzare la nostra Città, dando la possibilità ai tanti che sono giunti a Torino da ogni parte del mondo di riconoscersi nella bimillenaria tradizione e di aggiungere la loro ricchezza. Siamo convinti che l’inclusione, tramite una scelta consapevole di adesione a valori e tradizioni, sia l’unica strada per una società solidale e sicura. Tutte le altre opzioni, dettate dal timore o dalla necessità di scorciatoie politiche, non producono più sicurezza, ma alimentano solo la paura e il conflitto. Come già Benjamin Franklin affermava “chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.

Abbiamo scelto un terzo aggettivo per definire la Torino del futuro: sana. In una sola parola riteniamo possa essere condensata la più importante finalità dell’insieme delle competenze del Comune, applicate nelle azioni concrete. La Città sana è quella nella quale la qualità dell’aria e dell’ecosistema è strutturalmente ad un buon livello; sana quando i trasporti, la viabilità, le trasformazioni urbanistiche e la fruizione dei servizi sono progettati per supportare la vita dei cittadini; sana quando l’educazione alla salute passa attraverso le scuole, le associazioni, il volontariato, la cultura e il rispetto tanto dell’ecosistema urbano quando del prossimo; sana quando si è responsabili nei confronti delle future generazioni.

Signor Sindaco, cinque anni sono un tempo sufficiente per tracciare un bilancio delle cose fatte. Ricordo qualche tempo fa un mio intervento in aula in cui elencavo cosa avremmo ancora dovuto fare come amministrazione per essere fieri del nostro operato. Non credo sia questa la sede per ripetere quell’elenco, in parte tracciato da una mozione della sua stessa maggioranza, e che toccava questioni quali l’emergenza casa, le povertà, le mancate pedonalizzazioni, l’estensione della raccolta differenziata, l’insufficiente presidio delle periferie. Un pensiero in chiusura di anno lo dedico anche alla grande delusione che ho provato per la “riformina” del decentramento che la sua maggioranza, con i voti di alcuni consiglieri di centrodestra, ha recentemente approvato: una riforma al ribasso, post datata, condizionata da interessi specifici ed equilibrismi anziché ragionamenti oggettivi basati sulla struttura delle riforma stessa e sulle esigenze della Torino del futuro. L’ennesima grande occasione persa.

Riteniamo che Torino possa e debba ancora esprimere il meglio dando a ciascun torinese una possibilità di mettere in mostra le proprie competenze e capacità. Abbiamo iniziato da mesi a presentare le nostre proposte elaborate con i cittadini e ci stiamo confrontando quotidianamente nei mercati, nelle piazze e nelle assemblee per cogliere le esigenze, in particolare quelle che sono rimaste inascoltate in questi anni. Penso che i prossimi mesi saranno intensi e che la campagna elettorale possa essere una grande occasione non solo per noi amministratori pubblici, ma per la Città intera, per potersi confrontare e interrogare su quali siano le priorità, le caratteristiche e i bisogni della Torino che ciascuno di noi vuole costruire. L’orgoglio di essere torinesi e essere parte attiva del presente e del futuro di questa stupenda Città non appartiene in esclusiva ad alcuna persona né ad alcuna forza politica: è iscritto nell’identità di tutti i torinesi, di quelli di ieri e di quelli di domani, di tutti coloro che si sentono parte della bimillenaria storia di Torino.

A Lei che rappresenta la nostra amata Torino vogliamo esprimere i nostri auguri per un Natale ricco di calore ed un anno nuovo di cambiamento.