Il mio impegno per Torino


 

Torino, una città di rara bellezza

Qui è nata l’Italia con il primo Parlamento e qui affondano le radici della nostra contemporaneità. E’ a Torino che Juvarra e Guarini hanno dato vita ad alcune delle loro migliori opere ed è sempre a Torino che si sono realizzate e sperimentate le più grandi invenzioni del ‘900: il cinema e la televisione, che iniziò le trasmissioni sperimentali nel 1939. La solidarietà, nella nostra città, è sempre stata presente e discreta, a partire dall’apertura dei primi dispensari di minestre nel gennaio del 1800 e con l’opera dei santi sociali. Torino è stata una città dove si potevano cogliere le occasioni per migliorare e garantire a se stessi e ai propri cari un futuro di maggior benessere. Già nel 1846 si inaugurava la prima scuola serale per operai. Le piccole e grandi industrie torinesi, (dell’auto ma anche aeronautica, dell’acciaio, chimica e alimentare) hanno contribuito allo sviluppo economico del nostro intero Paese e hanno inciso profondamente sull’identità di ciascuno di noi.

Torino, la città dei paradossi

Oggi, però, proprio mentre vengono costruiti imponenti grattacieli, a Torino sempre più persone sono costrette a mettersi in fila in attesa di un aiuto alimentare per garantirsi un pasto. Sotto le gallerie e porticati storici che fanno da cornice a prestigiosi musei e mostre d’arte, donne e uomini senza fissa dimora cercano una precaria sistemazione per la notte. Torino è una città che, nonostante la continua e drammatica cementificazione, conta circa 50.000 alloggi sfitti, 10.000 richieste di case popolari non soddisfatte e oltre 4.500 sfratti per morosità solo nell’ultimo anno. Torino, infatti, detiene il triste record di seconda città Italiana per numero di sfratti in rapporto alla popolazione.  L’autorevole rapporto Rota, descrive una Torino in cui negli ultimi anni è drammaticamente aumentato il divario sociale mentre il valore delle abitazioni nelle zone più ricche è salito e quello nelle zone più povere è diminuito, allargando ancora di più una forbice già ampia. Torino, nel contempo, detiene il triste primato di terza provincia in Italia per numero di furti all’interno delle abitazioni.  Nella città dove abbiamo aziende che sviluppano da decenni tecnologie aerospaziali di avanguardia, quasi un giovane su due non studia e non lavora e i talenti sono costretti ad emigrare all’estero per trovare lavoro, opportunità e risorse per esercitare il diritto di inseguire i propri sogni e obiettivi. A Torino sono tante le persone che hanno perso il lavoro negli ultimi anni e sono sempre di più quelle che lavorano duro ma non riescono a guadagnare abbastanza per arrivare a fine mese.

É per questi motivi che la lotta alla povertà deve tornare al centro dell’azione di qualsiasi forza politica, perchè la povertà dipende sicuramente da fattori economici e sociali ma, bisogna dirlo chiaramente, è anche e soprattutto responsabilità della Politica.

I problemi che ci troviamo ad affrontare non sono calati dal cielo: sono il frutto di cattive decisioni e di cattive politiche e quindi possono essere risolti solo se si prendono buone decisioni, e si inizia ad attuare una buona politica. Il reddito di cittadinanza deve essere istituito immediatamente, come noi chiediamo da sempre, dal momento  stesso in cui siamo entrati in Parlamento.

 

Torino, città da vivere per i torinesi

Oggi, alla bellezza che tutto il mondo ci invidia, non corrisponde più una adeguata qualità della vita dei suoi cittadini. Lo dimostra lo studio annuale del Sole 24 Ore dal quale emerge che la nostra città metropolitana ha perso continuamente posizioni dal 2012 a oggi, passando, per qualità della vita, dal 43° al 55° posto.

Torino è sempre più una città da visitare ma sempre meno una città da vivere. Sia chiaro, sono felice se Torino viene riconosciuta come città turistica per la sua arte, cultura e musica  ma, purtroppo, non è abbastanza. Anzi, credo che l’immagine da cartolina che Torino propone oggi al mondo non debba essere il punto di arrivo, ma uno dei punti di partenza.

Amministrare bene una città significa, in primo luogo, impegnarsi per migliorare la qualità della vita dei cittadini.


Il mio impegno per Torino

Se chiudo gli occhi e immagino la Torino di domani, vedo  una città dove tutti i torinesi sono felici di vivere.

Per questo mi impegno perchè i torinesi che si recano al lavoro al mattino, possano trovare mezzi pubblici efficienti sotto casa anche se abitano lontano dal centro; perchè i nostri figli possano usufruire di servizi educativi moderni e di qualità a un costo accessibile; perché quando vanno a fare la spesa possano trovare sotto casa un ricco tessuto commerciale fatto di negozi e botteghe che vendono prodotti locali, negozi e botteghe la cui esistenza non sia messa a repentaglio dall’ennesimo centro commerciale; mi impegno perchè i torinesi non debbano per forza muoversi sempre verso il centro storico per sentirsi in un luogo curato e vivo, ma possano trovare un centro di vita in ogni quartiere dove poter fare una passeggiata lontano dal tubo di scarico delle auto e passare del tempo in compagnia godendo della bellezza del loro quartiere. Realizzare un centro per ogni quartiere, senza zone abbandonate a se stesse, significa anche avere una città più sicura; i giovani devono poter trovare spazi di ascolto e formazione, luoghi di incontro dove fare e ritrovarsi e, soprattutto, devono avere l’opportunità di avviare nella loro città la loro crescita professionale potendo decidere, se lo desiderano, di stabilire qui la loro famiglia. Sono i giovani la vera ricchezza di Torino ed è un errore gravissimo costringerli ad andarsene. Mi impegno affinché ci si possa muovere sul territorio metropolitano in sicurezza e a emissioni zero, utilizzando mezzi ecologici ed efficienti,  in bicicletta, su piste interconnesse e sicure o a piedi, contribuendo così a rendere migliore l’aria che tutti respiriamo, soprattutto per i nostri figli. Vorrei che anche i nostri amici animali potessero avere spazi adeguati che garantiscano il loro benessere e quello di chi li ama; lavorerò affinché la cultura e gli eventi che si susseguono durante l’anno, non siano concentrati in pochi luoghi privilegiati ma diffusi su tutto il territorio, per permettere a tutti di crearla e goderne. La cultura o è per tutti o non è vera cultura. E’ indispensabile che gli anziani, le persone con disabilità, anche temporanea,  e chiunque sia in difficoltà, possano sentire l’appoggio non solo di una struttura ma anche di tante altre persone, perchè nessuno si senta lasciato indietro; Torino non deve più sentirsi divisa in due città. Deve essere una Comunità Urbana solidale e libera. Quando ci sentiremo tutti parte di questa comunità, allora Torino sarà pronta per ripartire.

 

Torino, città del lavoro e dell’efficienza

Per fare funzionare una Città, tuttavia, non bastano le buone intenzioni ma servono persone, idee, risorse e competenze. Durante i miei studi e le mie esperienze lavorative in grandi e piccole aziende, ho avuto modo di confrontarmi con diverse realtà imprenditoriali italiane ed estere. Torino non ha scelta, deve tornare ad essere un punto di riferimento per l’economia italiana  rimettendo al centro le sue tantissime Piccole e Medie Imprese. Servono le idee dei nostri giovani, l’intelligenza dei nostri talenti, l’esperienza unica dei nostri artigiani, le capacità dei nostri imprenditori e l’impegno di tutti i cittadini affinchè Torino possa tornare a competere. In questo credo fortemente.

Per ripartire, Torino deve aprirsi al merito. Non è più tollerabile che a beneficiare delle commesse pubbliche e dei contributi siano solo e sempre gli amici degli amici. Gli operatori che costituiscono il tessuto imprenditoriale locale, così come quelli del comparto culturale, devono poter competere ad armi pari per eccellere, insieme. Anche in questo modo è possibile far ripartire l’economia.

 

Riorganizziamo il Comune per servizi più efficienti

Il Comune di Torino, per numero di lavoratori, oltre 10.000, è oggi il primo datore di lavoro della città.

É impensabile che da 20 anni a questa parte non si sia ancora riusciti a riorganizzare questa grande macchina amministrativa, che dovrebbe essere la prima fonte certa di servizi a tutti i cittadini. In questi cinque anni di lavoro in Comune ho avuto modo, un po’ per indole, un po’ per pignoleria, di andare a scavare nei documenti, nella burocrazia e nel sistema comunale per capire dove si potesse intervenire in termini di risparmio ed efficientamento. Ho scoperto che esistono enormi margini di miglioramento di una macchina ferma a vent’anni fa. Per questo motivo tra le mie priorità c’è la riorganizzazione della macchina comunale. Un progetto ambizioso che cambierà in meglio la vita di diecimila dipendenti e restituirà servizi migliori a novecentomila cittadini, creando risparmi fino a 40 milioni di euro in 5 anni. Voglio creare i presupposti affinchè ogni singolo centesimo delle tasse versate dai cittadini, ritorni in modo trasparente a ciascuno di noi attraverso un’offerta di servizi efficienti e moderni.

Ridurre e semplificare la burocrazia, digitalizzare i servizi, facilitare le mansioni della polizia locale fornendo gli strumenti adeguati in modo che possa garantire la sicurezza dei cittadini, sono solo alcune delle conseguenze di questo progetto.

 

Uno sguardo al futuro

Da neomamma, infine, il mio pensiero va al futuro.

Quello che sogno per i nostri figli è che a Torino non si parli mai più di emergenza inquinamento ma di spazi verdi curati e perfettamente integrati col tessuto urbano, di energie rinnovabili, di raccolta differenziata spinta e di sistemi di mobilità sostenibile. Mi impegno affinchè la Torino che lasceremo alle prossime generazioni sia migliore di quella che abbiamo ereditato. Oggi Torino si trova a un bivio e deve decidere di ripartire, adesso. Possiedo l’esperienza, i valori, le idee, le energie e la visione per avviare questo processo virtuoso affinchè Torino possa tornare a competere con le grandi città europee.

Sarò una Sindaca per tutti i torinesi e lotterò ogni giorno con energia per i miei concittadini.