Risposte ai quesiti RSU della Città Metropolitana di Torino


Quale concezione per il piano e lo sviluppo strategico di questo territorio? Come favorire uno sviluppo sostenibile e produttivo di occupazione?

Le Città Metropolitane sono state identificate come un importante se non il più importante strumento di rilancio della competitività economica e dello sviluppo sociale del Paese, dovrebbero rappresentare l’ interlocutore privilegiato della Regione nel promuovere il sostegno alle imprese e l’attrazione d’investimenti. A tal riguardo, urge un organismo di coordinamento inter ente e partecipato di volta in volta dalle associazioni di categoria per gestire l’accesso e la fruizione dei fondi europei (gli strutturali 2014-2020 sono un’occasione imperdibile).
Nonostante l’intenzione del Legislatore, constatiamo che ad un aumento delle competenze attribuite al nuovo Ente rispetto alle Province, non è corrisposto il quanto mai dovuto incremento di risorse indispensabili al ruolo d’istituzione volano che la Legge 56/2014 assegna alla Città Metropolitana: addirittura dal taglio delle risorse si è giunti al prelievo forzoso delle stesse attraverso il contributo obbligatorio sulle imposte proprie dell’Ente.
Il Piano strategico metropolitano è intimamente connesso a quello di pianificazione territoriale generale ma qui incontriamo da subito l’enorme criticità dettata dalla vacatio legis della Delrio che non avendo reso prescrittivo quest’ultimo, lo rende inefficace nell’imporre infrastrutture sgradite ai territori.

ISTRUZIONE, OCCUPAZIONE E SOCIETA’
L’area metropolitana torinese è multietnica e con bassa natalità (saldo negativo), entrambe le caratteristiche si accentuano man mano che si procede verso il capoluogo laddove il numero di anziani oltrepassa i giovani e fra i neonati quasi il 40% ha un genitore straniero. Gli investimenti nella scuola sono pochi ma in controtendenza rispetto a quelli scarsissimi nazionali grazie anche all’intervento delle Fondazioni bancarie. Il Politecnico di Torino in termini qualitativi mantiene un livello medio alto in ambito nazionale. Per quota di Laureati, Torino è quartultima tra le Città Metropolitane italiane, precedendo Napoli, Catania e Palermo (ISTAT 2012). Lo svantaggio è notevole se confrontato con le principali città europee. (il 19,2% contro il 45,5% di Lione nel 2010 – Eurostat). Pertanto, indispensabile combattere la dispersione scolastica sino all’università riqualificando le competenze dei docenti ed acquisendone di nuovi con attuali competenze scientifiche, tecnologiche e culturali. Ancora, va definito un progetto permanente ed adeguato di sostegno economico allo studio basato sul reddito.
Dal 2008 ad oggi, l’area metropolitana di Torino è quella ad aver registrato la maggior crescita dei “senza lavoro” (13% disoccupati totali, 49,9% under 24 che nel 2004 erano il 18% – fonte ISTAT 2014), la situazione è particolarmente grave nell’Eporediese e nel Canavese. Nel 2014 il tasso di occupazione è stato pari al 61,4% e siamo ben lontani dall’obiettivo minimo definito dall’Unione Europea del 67% nel 2020.
Tra il 2008 e il 2014, il volume di lavoro attivato per gli ultracinquantenni è calato pochissimo, nonostante la crisi, mentre per gli under 30 è diminuito del 59%. Mentre c’è stato un calo di assunzioni di giovani a bassa qualifica di circa il 60%, per quelli a medio-alta la contrazione è stata pari ad oltre il 50% (Alma Laurea 2014). Nella sola Torino, il tasso di occupazione giovanile (15-24 anni) è passato dal 33% del 2004 al 15,2% del 2014 (Fonte Eurostat/ISTAT).
Tra il 2008 ed il 2012 il reddito medio degli abitanti della Città Metropolitana è calato del 15,7% con un livello di disuguaglianza contenuto e le aree più povere (con reddito lordo inferiore ai diecimila euro) sono state individuate nelle valli del Pinerolese e del Canavese. Nello stesso periodo considerato, i consumi si sono ridotti nella misura del 17% circa.
La quota di famiglie economicamente assistite dai servizi sociali pubblici del Comune di Torino tra il 2007 ed il 2013 è più che raddoppiata (+122%). Il privato sociale è oberato da un numero crescente di richieste d’aiuto: ad esempio, alla Caritas torinese (sportello «Due tuniche») nel 2013 si sono rivolte 2.197 persone, contro le 1.865 del 2012, le 612 del 2010, le 284 del 2008. Il maggior numero di richieste riguarda problemi di debiti (nel 44,2% dei casi), occupazionali (29%), di salute o disabilità (11,2%), legati a spese per l’abitazione (9,1%); tra chi chiede aiuto alla Caritas vi sono soprattutto persone che hanno perso posti di lavoro esecutivi: operai, addetti alle pulizie, colf.

LA PRODUZIONE
Per quanto inerisce alle imprese, il tasso di variazione è ancora negativo (-0,4% versus il + 0,2% nazionale), nel 2014 sono fallite prevalentemente quelle del commercio (25,5%), delle costruzioni (23,7%) e manifatturiere (20%). Nel terzo trimestre 2015 le imprese registrate nella Città Metropolitana di Torino sono state 225.871, con un ulteriore calo dello 0,9% nei confronti dello stesso periodo del 2014.
Se i dati precedenti evidenziano un peggioramento generale della situazione, un segnale parzialmente incoraggiante viene dalla produzione industriale, che nel 2014 continua a crescere, registrando un complessivo +6,1% rispetto all’anno precedente, nonostante una lieve flessione nel quarto trimestre. La crescita è da ascrivere non solo agli ordini internazionali – positivi nei primi tre trimestri del 2014 – ma, per la prima volta dal 2012, anche alla ripresa degli ordini nazionali, che registrano un picco nell’ultimo trimestre del 2014: +7,2%. L’andamento del fatturato su base annua rimane positivo (+1%) nonostante il lieve calo dell’ultimo trimestre 2014: –0,4%. La produzione industriale è trainata essenzialmente dalla notevole ripresa dell’automotive che è cresciuta del 19,8% tra 2013 e 2014, tornando a livelli di poco inferiori a quelli pre-crisi. Infine, negli ultimi anni si sono ripresi anche i settori della produzione di macchinari e della chimica, mentre continuano a declinare l’elettronica, il settore alimentare e, soprattutto, la metallurgia.
Per quanto concerne le esportazioni rileviamo nell’area metropolitana il passaggio di un valore pari a 18,9 miliardi del 2008 a quello di 20,6 del 2014 con un’incidenza nazionale pari al 5,2%. Nonostante il dato positivo, paghiamo l’incapacità di rimanere a lungo sui mercati stranieri per l’inadeguata gestione delle esportazioni attraverso una costante presenza in loco assicurata dagli Export Manager, figure professionali ampiamente utilizzate dai concorrenti ed in grado di gestire al meglio l’internazionalizzazione dei prodotti.
Gli investitori stranieri giudicano positivamente l’area metropolitana torinese per l’indotto altamente specializzato e le diffuse competenze manifatturiere ma reputano penalizzanti la burocrazia, l’inadeguatezza delle reti infrastrutturali, soprattutto l’aeroporto: Si ribadisce quindi la necessità di dematerializzare le procedure e quanto proposto dal terzo piano strategico, vale a dire l’istituzione di un’Agenzia per l’economia e gli investimenti (che promuova le specificità produttive del territorio, le eccellenze locali e favorisca l’insediamento e la permanenza di nuove imprese), di una Task Force metropolitana (formata da rappresentanti di imprese e pubblica amministrazione per rendere omogenei e più efficienti servizi e portali per le imprese), di una scuola internazionale di alta formazione per manager ed imprenditori, di rafforzare la connessione tra offerte formative e fabbisogni delle imprese, di sfruttare le potenzialità dei laboratori scientifici degli atenei e dei centri di ricerca.
In merito al turismo, Torino è la seconda metropoli per crescita turistica degli ultimi quindici anni, ma la densità di posti letto sul territorio metropolitano rimane piuttosto bassa (soprattutto nell’extralberghiero), così come il numero di addetti turistici. Le due polarità turistiche della provincia restano Torino e l’alta Val Susa, in termini di presenze, di offerta ricettiva e di addetti al settore. Crescono i turisti italiani, mentre quelli stranieri rimangono pochi.
Il settore agricolo è da decenni in costante contrazione sia per numero di aziende che per superficie coltivata: scarsa competitività rispetto a quella delle altre province metropolitane nelle filiere DOC, biologiche, agriturismi, oltre che nell’utilizzo del web per la promozione aziendale.

SVILUPPO E CRESCITA: SMART SPECIALIZATION STRATEGY AND GREEN ECONOMY
Tra gli obiettivi che auspichiamo di raggiungere entro il 2020 vi è quello d’investire il 3 % del prodotto interno lordo dell’UE in ricerca e sviluppo. Per quanto la Commissione Europea abbia predisposto una piattaforma ad uso Regionale per la crescita e lo sviluppo intelligenti (platform S3), nulla vieta alla Città Metropolitana di esercitare il proprio ruolo territoriale nell’identificare e sostenere quelle attività ad alto valore aggiunto in grado di offrire le migliori opportunità e di rafforzare la propria competitività: è ineludibile il sostegno dell’innovazione in aree come il cambiamento climatico, l’efficienza energetica, la sicurezza alimentare, la salute e l’invecchiamento della popolazione.
Intimamente connesso allo sviluppo intelligente è il ruolo rappresentato dalla green economy (eco-innovazione), l’ambiente rappresenta un driver fondamentale per la costruzione di un percorso di sviluppo stabile, sostenibile e soprattutto duraturo nel tempo: il settore produttivo agricolo è certamente quello più interessato allo sviluppo di questa “nuova economia” basata sull’efficienza energetica, la sostenibile gestione dei rifiuti, il controllo delle emissioni inquinanti, la produzione biologica, le cosiddette occupazioni green. La vicina Provincia di Cuneo è un esempio di sviluppo in questo settore.
A livello nazionale, il DL 83/2012 ha individuato (ai soli fini all’erogazione di finanziamenti per l’occupazione) nella green economy i seguenti settori: protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico, ricerca, sviluppo e produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione, ricerca, sviluppo e produzione mediante bioraffinerie di prodotti intermedi chimici da biomasse e scarti vegetali, ricerca, sviluppo, produzione e installazione di tecnologie nel solare termico, solare a concentrazione, solare termo-dinamico, solare fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia, incremento dell’efficienza negli usi finali dell’energia nei settori civile, industriale e terziario, compresi gli interventi di social housing, processi di produzione o valorizzazione di prodotti, processi produttivi od organizzativi o servizi che, rispetto alle alternative disponibili, comportino una riduzione dell’inquinamento e dell’uso delle risorse nell’arco dell’intero ciclo di vita.
L’UE invece con Horizon 2020 ha stanziato 80 miliardi di euro ai quali potranno accedere Università, Enti pubblici, grandi aziende, pmi, start up, associazioni, centri di ricerca e d’eccellenza. Il progetto si fonda su tre pilastri fondamentali: 17 miliardi destinati alla competitività delle industrie, 6 miliardi stanziati per le tecnologie del domani come, per esempio, la fotonica, i nuovi materiali e la nanoelettronica, ben 30 miliardi per “sfide delle società”, vale a dire la salute, i cambiamenti demografici, il benessere, l’energia sicura, pulita ed efficiente, il trasporto intelligente, non inquinante ed integrato, gli interventi per il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare, l’agricoltura sostenibile, la gestione sostenibile dei rifiuti, la bioeconomia e l’uso efficiente delle materie prime.

AMBIENTE E RIFIUTI
Tra le Città Metropolitane quella di Torino presenta la peggiore situazione dal punto di vista degli inquinanti atmosferici, particolarmente critica è la presenza di biossido di azoto e di micropolveri sottili (PM10): la soglia annua dei 35 sforamenti permessi dalla normativa vigente viene puntualmente superata ed addirittura doppiata: non possono ritenersi ormai futuristiche la sostituzione incentivata delle caldaie a gasolio con quelle a metano, la completa riconversione elettrica del trasporto pubblico e l’istituzionalizzazione definitiva con procedura ad evidenza pubblica del car sharing elettrico per il capoluogo con l’obbligo di sostituire il proprio autoveicolo presso aree di sosta all’ingresso della città.
Torino e la Città Metropolitana non sono dotati di un Piano di Gestione Rifiuti che miri alla prevenzione/riduzione degli stessi; il solo capoluogo ha una raccolta differenziata che si attesta poco al di sotto del 42% (la Legge nazionale 152/2006 stabilisce il raggiungimento di una quota pari al 65% entro il 2012) eppure si è circondati da realtà che eccellono nel settore come Chieri dove il valore si attesta al di sopra del 74%. Non sono più procrastinabili campagne informative mirate alla prevenzione/riduzione, l’attuazione del servizio di raccolta della quota differenziata col metodo porta/porta esteso ovunque, l’investimento investire in centri per il recupero, riuso e riciclo della materia nonché la creazione d’impianti di compostaggio. In merito a tanto, non vanno sottovalutati i risvolti positivi in ambito imprenditoriale ed occupazionale.

Quali politiche per la gestione dei servizi pubblici locali? acqua pubblica; gestione dei rifiuti; trasporto pubblico locale

Su questi temi risponderò separatamente, riprendendo quanto abbiamo già previsto nel nostro programma elettorale, che tratta specificatamente tutti questi argomenti.

L’acqua è un bene comune ed un diritto universale.
Nel 2010 la volontà popolare ha portato con delibere di iniziativa popolare sottoscritte da 12.000 elettori a modificare gli statuti di Comune e Provincia, inserendo in essi i principi che l’acqua non è una merce e che la sua gestione deve essere effettuata da soggetti pubblici.
Con l’esito del referendum sull’acqua del 2011 gli italiani hanno chiaramente espresso la loro volontà di liberare la gestione del bene comune acqua dalle logiche del profitto, abrogando le norme che prevedevano che solo in casi eccezionali i servizi pubblici locali a rilevanza economica potessero essere gestiti direttamente dalle amministrazioni pubbliche.
Il MoVimento 5 Stelle Torino afferma con forza il principio della natura pubblica dell’acqua ed intende avviare con tutti i Comuni della Città Metropolitana un processo di istituzionalizzazione finalizzato a far uscire SMAT dalle logiche della gestione privatistica proprie della sua natura di una società per azioni, riportando l’azienda nell’alveo del diritto pubblico con la trasformazione in azienda di diritto pubblico, partecipata dai cittadini.
Tale azienda dovrà quindi essere orientata esclusivamente alla produzione erogazione e gestione del servizio idrico integrato degli enti locali coinvolti senza fini di lucro al fine di garantire una gestione trasparente, democratica e partecipata di questa importante risorsa.

Per il trasporto pubblico locale il MoVimento 5 Stelle Torino crede in un territorio metropolitano dove muoversi sia l’esercizio di un diritto che deve essere garantito, protetto e reso più efficiente.
In particolare per quello che riguarda la rete dei trasporti pubblici locali intendiamo garantire e promuovere diritto alla mobilità attraverso una serie di azioni:
• Impegnandoci a mantenere di proprietà pubblica le aziende di mobilità e sosta
• Riorganizzando e semplificando le loro strutture societarie, reinternalizzando ove possibile servizi e consulenze
• Integrando tra loro i servizi con collegamenti efficienti e coincidenze di orari tra le diverse forme di trasporto pubblico;
• Recuperando le infrastrutture di trasporto su binari dismessi o in via di dismissione (vie Stradella, Saint Bon, Gottardo)
• Trasformando la linea ferroviaria Torino-Ceres (FCT) in metropolitana (M3)
• Progettando in maniera partecipata la linea della Metrpolitana 2 (M2)
• Sperimentando abbonamenti al TPL a prezzo agevolato per incrementarne il numero ed il biglietto unico integrato per tutti i vettori
• Incentivando l’utilizzo della mobilità dolce rendendo più fruibile e sicuro l’utilizzo di biciclette, collegando tra loro le piste ciclabili oggi scollegate e realizzando nuovi parcheggi sicuri nelle zone carenti per ridurne i furti
• Rivedendo i progetti di mobilità ciclabile privilegiando la mobilità lavorativa e scolastica rispetto a quella “da diporto”

Per quello che riguarda la gestione dei rifiuti abbiamo individuato nel nostro programma alcuni obiettivi strategici ed in particolare:
• Applicare una strategia “Rifiuti zero”;
• Raggiungere una percentuale del 65% di raccolta differenziata
• Ridurre progressivamente i rifiuti indifferenziati che sono conferiti all’inceneritore
• Ridurre la tariffa rifiuti basandosi sul principio di chi più inquina più paga (tariffazione incentivante)
Le prime azioni concrete che ci proponiamo di avviare in caso di vittoria elettorale:
• Estendere la raccolta differenziata porta a porta
• Sviluppare la tariffazione incentivante con un sistema premiante/disincentivante mediante controlli sulla RD (sistema bonus/malus)
• Incentivare il commercio di prodotti sfusi senza imballaggi, o riutilizzabili
• Istituire punti pubblici per il conferimento di rifiuti con peso e/o dimensione ridotti (ad es. cartucce stampanti o piccoli elettrodomestici) e promozione delle “fabbriche di materiali”

Gestione diretta e responsabile dei servizi o esternalizzazione ?
La legge di riordino delle Province e delle Città Metropolitane (L. 56/2014) se da un lato ha trasferito alcune funzioni della ex Provincia, ha dall’altro lasciato tutte le altre in capo alla Città Metropolitana.
Si tratta di funzioni importanti che hanno un elevato impatto sul territorio e su i suoi cittadini, come la pianificazione territoriale, la viabilità, l’edilizia scolastica, l’ambiente, la tutela del territorio e delle sue risorse naturali per citarne solo alcune. Competenze queste che sono state fino ad oggi gestite in prevalenza direttamente da personale della ex Provincia prima e della Città Metropolitana poi, il quale nel corso degli anni ha maturato le professionalità e la conoscenza del territorio necessarie per assicurare servizi riconosciuti dai cittadini come fondamentali.
Il blocco prolungato del turn over e la recente drastica riduzione del personale conseguente al passaggio alla Città Metropolitana rischiano tuttavia di porre significativi problemi per tutti i Servizi dell’Ente in termini di possibilità di continuare a garantire livelli i essenziali di servizio, con situazione di servizi gestiti ormai da una sola persona che si fa carico in molti casi di rilevanti responsabilità.
Ora io non credo che la soluzione a questi problemi sia l’esternalizzazione di singoli servizi o di funzioni a meno che non risulti evidente che non sia più possibile gestire quella particolare funzione con le risorse interne.
Mi pare quindi ovvio che se la Città Metropolitana ha subito un’importante riduzione del proprio personale ed ora si trovi in difficoltà a rendere molti dei propri servizi, è necessario – proprio per evitare il ricorso alla esternalizzazione – che la politica si assuma la responsabilità di individuare le funzioni strategiche sulle quali riorganizzare le risorse, adeguando la macchina amministrativa in maniera funzionale al nuovo ruolo della Città Metropolitana.


Rilancio dell’Ente dopo i trasferimenti di funzioni e personale e valorizzazione dei dipendenti dell’Ente come quelli del Comune di Torino

Come forse saprete nell’ultimo quinquennio mi sono impegnata come consigliere di opposizione nel Consiglio Comunale. Ho quindi lavorato a stretto contatto con gli uffici del Comune, sperimentando sia i punti forza che i limiti della macchina pubblica.
Ho capito che gli uffici pubblici sono un luogo dove sovente lavorano persone che, con spirito di sacrificio e spesso senza riconoscimenti, garantiscono servizi (e quindi diritti) fondamentali ai cittadini; e questo a dispetto di campagne mediatiche di vera e propria delegittimazione dei pubblici servizi e delle persone che vi lavorano, che hanno come obiettivo quello di preparare la strada a processi di privatizzazione e di sottrazione al controllo democratico di beni e di diritti che devono rimanere pubblici.
E’ tuttavia altrettanto evidente che se vogliamo arrestare questo meccanismo diventa imprescindibile avviare nell’amministrazione un vero processo di riorganizzazione e sburocratizzazione del lavoro e dei servizi.
Un cambiamento, una vera riorganizzazione, per essere realizzata richiede però la volontà e l’apporto di tutti i soggetti coinvolti: la politica, il personale e i sindacati.
La politica deve essere il motore del cambiamento avendo presente un orizzonte temporale che vada oltre i 5 anni di mandato in un’ottica di servizio ai cittadini: la politica e i politici devono servire le istituzioni e non servirsene. Troppo spesso il solo equilibrio di interessi particolari ha costituito il principale freno all’innovazione e al cambiamento. Ciò è un danno tanto per i singoli dipendenti, perché non possono crescere professionalmente e umanamente, quanto per il territorio ed i suoi cittadini che si sono trovati a pagare il prezzo – non solo economico – delle inefficienze dell’Amministrazione.
Il personale deve quindi essere parte attiva del cambiamento, coinvolta e ascoltata per poter lavorare con il massimo impegno e in condizioni congrue nell’interesse dei cittadini e non dei politici.
Anche ai sindacati spetta un ruolo attivo in questa fase: insieme alla politica, nel rispetto reciproco, nello scontro e nel confronto devono portare avanti le proprie battaglie perseguendo la tutela dei lavoratori, il merito e le capacità interne.
Pensiamo che lavorare per il nostro territorio significhi impegnarsi per i cittadini e nell’interesse dei cittadini. E’ una opportunità unica, di cui ognuno nel suo ruolo può e deve andare fiero.
Per farlo, però, è necessario valorizzare le risorse: la crescita e la formazione interna delle risorse umane è un valore imprescindibile. Vi deve essere assoluta trasparenza nei criteri per le selezioni e le progressioni: i processi di crescita devono essere trasparenti, meritocratici e accessibili.
Questi principi sono a tutela di tutti: per garantire il diritto di accesso a tutti coloro che sono meritori e per tutelare coloro che ottengono la progressione.
Anche il sistema di valutazione e premiale deve essere basato prevalentemente su dati oggettivi e il più possibile quantitativi: in un corretto rapporto tra lavoratore e datore di lavoro il sistema premiale, per quanto concerne il datore di lavoro, deve servire per indicare gli obiettivi e raggiungere risultati comuni, per quanto concerne il lavoratore deve essere conosciuto, valutabile e non discrezionale. Se questo rapporto non esiste, il sistema premiale diviene inefficace e un’arma arbitraria che genera solo conflitti, palesi o latenti che siano.
L’obiettivo fondamentale e centrale per tutti deve essere migliorare la qualità del servizio erogato al cittadino anche per ricreare quel legame che si sta sempre più infievolendo di fiducia tra istituzione e cittadino. Ciascuno di noi prima di essere amministratore pubblico o dipendente è un cittadino e dovrebbe avere a cuore il benessere dell’intera collettività.
Vogliamo anche rompere un tabù che si è andato costruendo in questi anni: qualora sia più conveniente per l’amministrazione erogare un servizio in modo diretto, cioè con dipendenti dell’Ente, piuttosto che appaltarlo all’esterno e inoltre si riesca a garantire ai cittadini una migliore qualità dello stesso, noi pensiamo che questo servizio si possa “internalizzare”.
Per fare ciò occorre entrare nei dettagli, elaborare studi di fattibilità, analisi dei costi e, soprattutto, ascoltare i dipendenti di ogni Servizio della Città Metropolitana. Deve anche essere chiaro che tra le opzioni sul campo per migliorare efficienza ed efficacia dei servizi pubblici vi è anche l’internalizzazione di alcuni servizi. Il coinvolgimento del personale non è, per noi, una perdita di tempo ma l’unico metodo che può far emergere la grande ricchezza sommersa e inascoltata che c’è anche all’interno di un Ente che da molti anni eroga servizi di primaria importanza.
Vogliamo riorganizzare macchina amministrativa anche nel senso di Comunità nella quale l’appartenenza deriva dall’ascolto, dal dialogo, dalla coesione, della quale tutti si sentano parte, indipendentemente dal ruolo o dal livello di inquadramento.

Situazione dei Centri per l’Impiego e dei 20 lavoratori precari
Riteniamo che l’attuale situazione dei Centri per l’Impiego sia frutto non solo della c.d. “riforma Delrio”, che ha investito direttamente le strutture che erogano servizi ai cittadini in cerca di occupazione, ma anche dell’assenza da parte di questo governo (e di quelli che lo hanno preceduto) di una chiara visione del ruolo che deve avere la “mano pubblica” nel mercato del lavoro.
Frutto di questa scarsa attenzione è l’attuale situazione dei Centri per l’Impiego, i quali oggi continuano su tutto il territorio metropolitano ad erogare servizi a favore dei cittadini in cerca di occupazione in un quadro di competenze istituzionali che risulta non efficacemente definito.
Se ho ben compreso per effetto delle riforme, attualmente i lavoratori impiegati nei Centri per l’Impiego sono transitoriamente ancora retribuiti dalla Città Metropolitana (salvo futuro rimborso delle spese da parte della Regione), ma già dipendono funzionalmente dall’Agenzia Piemonte Lavoro, Ente strumentale della Regione Piemonte individuato dalla medesima per coordinare e gestire i servizi per l’impiego; questa condizione è comprensibilmente fonte di incertezza rispetto a quale sarà il futuro nel medio/lungo periodo di questi importanti servizi ed il destino degli operatori dei Centri.
E’ evidente che la principale causa ed origine di questa situazione risiede nel quadro normativo di riforma del ruolo dell’Amministrazione pubblica nel mercato del lavoro (ed in primis la L. 10/12/2014 n. 183).
A livello locale credo che il primo passo da compiere sia fare in modo che si definiscano chiaramente – perché ora non siamo ancora in questa situazione – i ruoli, compiti ed oneri di ciascuna istituzione, in modo che possa essere superata rapidamente questa fase di transizione che, se protratta ulteriormente, non potrà che avere gravi ricadute sugli operatori dei Centri e sulle persone in cerca di occupazione.
Sono consapevole dell’impegno e delle difficoltà che ciascun operatore quotidianamente affronta per rendere un servizio ritenuto da molti cittadini e dal MoVimento 5 Stelle importante, soprattutto in un momento di crisi socio economica come questo; pertanto mi impegno a mia volta a fare quanto possibile, nel ruolo che mi sarà assegnato dal risultato elettorale, per superare rapidamente questa fase transitoria e per sostenere i servizi per l’impiego.
Nei Centri per l’impiego operano anche 20 lavoratori e lavoratrici che da diversi anni sono precari.
Sarebbe troppo facile, a pochi giorni dal voto, fare delle promesse sulla pelle di lavoratori e famiglie che ogni anno si ritrovano a vivere le stesse ansie ed incertezze delle stesse persone in cerca di occupazione che incontrano tutti i giorni.
Questo non è né il mio atteggiamento né quello del MoVimento che rappresento.
Posso però assicurare a questi lavoratori e lavoratrici che farò quanto nelle possibilità del ruolo o dell’incarico che andrò a ricoprire per garantire la continuità del loro impiego e l’efficienza di servizi che ritengo essenziali per la Città di Torino ed il territorio Metropolitano in un momento di crisi socio economica così importante.

Elezione diretta del Sindaco Metropolitano
La Città Metropolitana di Torino è un ente costitutivo della Repubblica ai sensi dell’art. 114 della Costituzione che si estende per 6.830 Kmq., comprendendo 315 Comuni con una popolazione di 2.274.680 abitanti su un territorio molto diversificato.
Attualmente né la normativa (art. 1 co. 22 L. 56/2014) né lo statuto vigenti consentono l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano, tradendo quello che è un fondamentale principio di democrazia.
Con la legge di riordino di Province e Città Metropolitane (L. 56/2014) si è tra l’altro sottratto a più di 20 milioni di italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti per i territori delle ex Province.
L’Italia sta iniziando a diventare il paese dei “nominati” (lo stesso dicasi per il Senato della Repubblica) in cui, nel caso della Città Metropolitana, il Sindaco è espressione di uno solo dei Comuni (il capoluogo) che la compongono.
Il sistema di elezione indiretta previsto dalla legge di riordino comporta che la Città Metropolitana sia amministrata da rappresentanti di Comuni che hanno già un loro incarico istituzionale per il quale hanno ricevuto un’investitura diretta dai loro cittadini; questo sistema di nomina indiretta non solo rende più difficoltoso amministrare l’Ente per politici che si devono dividere tra più incarichi, ma soprattutto allontana i cittadini dal loro Ente.
Come forse saprete la partecipazione è uno dei punti cardine del programma del MoVimento 5 Stelle di Torino e pertanto mi farò promotrice nei confronti dei nostri parlamentari per l’eliminazione degli ostacoli nella legge di riordino all’elezione del Sindaco e del Consiglio Metropolitano a suffragio universale in tutte le Città Metropolitane.