Il mio primo discorso in Città Metropolitana


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Cari colleghi,

La Città Metropolitana di Torino si trova ad affrontare uno dei momenti più complessi della sua storia.

La cosiddetta riforma Del Rio, che avrebbe anche potuto essere condivisibile nelle finalità politiche, ossia la semplificazione delle strutture dello Stato, ha però ottenuto un risultato aberrante tanto sul piano politico quanto su quello giuridico.

Oggi io posso presiedere questo Consiglio non in virtù di una votazione popolare, sono stata infatti scelta solamente dai cittadini di Torino. Questo deficit di democrazia e di rappresentanza non può non avere importanti conseguenze sulla buona amministrazione e sul rapporto che i cittadini dovrebbero avere con l’Ente territoriale metropolitano.

Ho accennato anche ad un problema giuridico: voi ben sapete che i numerosi tagli di bilancio, inseriti in un quadro normativo quantomeno incerto hanno ridotto le Città Metropolitane sull’orlo del dissesto. Basti pensare che quasi il 67% delle entrate proprie sono annualmente riversate allo Stato.

Restano in capo all’Ente numerose ed importanti competenze, tra le quali vorrei ricordare la manutenzione delle scuole, particolarmente urgenti soprattutto dopo i noti fatti di cronaca, il riscaldamento delle stesse nel periodo invernale, la manutenzione delle strade e lo spazzamento della neve. Peccato che però non vi siano le risorse per poter fornire ai cittadini dell’area torinese un servizio all’altezza delle tasse che pagano. Ho sempre sostenuto, e lo dico ancora oggi con forza, che nel patto sociale vi sia un corretto rapporto tra la pressione fiscale e i servizi forniti, tanto in termini di efficienza della Pubblica Amministrazione quanto in termini di quantità. Come possiamo ora sostenere che per i cittadini metropolitani questo rapporto sia corretto?

Da un mese circa ho potuto vedere i conti ed avere piena contezza dello stato della Città Metropolitana ed avrei gioco facile ad addossare a colui che mi ha preceduto responsabilità, che però, per onestà intellettuale, non gli possono essere ascritte. Qui oggi, cari colleghi, dobbiamo approvare un atto che solo all’apparenza è di ordinaria amministrazione. Non si tratta infatti solo di prendere atto che permangono, o meno, gli equilibri di bilancio ma si tratta di dire a gran voce, e mi auguro in modo corale, che le Città Metropolitane non possono essere considerate un peso ma sono parte dell’architettura del nostro Stato.

Oggi noi abbiamo una scelta da compiere: o per rispettare i dettami di una legge che destina la Città Metropolitana comunque al dissesto strutturale tagliando significativamente servizi essenziali, quali riscaldamento nelle scuole, lo spazzamento della neve nelle strade, la revoca di contributi dati non ancora rendicontati andando a incidere pesantemente sulla vita dei cittadini oppure diciamo di no. Diciamo, mi auguro tutti assieme, che questi servizi sono indispensabili e che il Governo si deve impegnare a metterci nelle condizioni di poter garantire agli abitanti della città metropolitana ciò che gli è dovuto. Non si tratta infatti nè di sprechi nè di spese superflue ma di un diritto che i cittadini della città metropolitana di Torino, tanto quanto quelli di milanesi o quelli di Roma hanno.

Con la delibera all’ordine del giorno di oggi si dà atto che , fino a questo momento, permangono gli equilibri di un bilancio che, però se non intervengono misure strutturali da parte del governo, denota per il restante periodo dell’anno una condizione di squilibrio che impedisce l’approvazione del documento contabile di previsione. Una possibile soluzione sarebbe l’utilizzo dei proventi da alienazioni immobiliari e l’avanzo destinato (almeno in parte) per il pareggio di entrate e spese, questa richiesta sarà portata avanti con il governo. È evidente che un eventuale disimpegno del Governo nell’individuare una possibile soluzione determinerà la necessità di scelte molto pesanti per la città Metropolitana come detto poco fa.

La scelta spetta dunque a noi, cari colleghi. So bene che vi sono differenze politiche e che la dialettica non mancherà di sicuro, ma ora dobbiamo prendere una decisione che inciderà sulla vita di una comunità di oltre due milioni di persone.

Mi auguro che prevalga l’interesse generale e l’amore per questa istituzione e che questa delibera venga approvata. Tale atto non sarà però la conclusione di un percorso ma il primo passo di un dialogo franco e deciso che dovremo avere col Governo nelle prossime settimane.