Finanza Islamica: 5 domande per capire meglio


In questi giorni sono circolate tante voci sul tema della finanza islamica a Torino.

Visto che amo la chiarezza ho pensato di chiedere un parere al Professor Paolo Biancone, docente di Finanza Islamica presso l’ Università degli Studi di Torino, direttore del Centro di Ricerca Europeo per la Finanza Islamica e autore per lo European Journal of Islamic Finance.

Lo ringrazio infinitamente per questo video in cui affronta i dubbi più frequenti sul tema, che credo possa chiarire le idee a diverse persone.

 

Cos’è una banca islamica?

 

“Banca islamica” forse è un termine improprio e di sicuro non fa comprendere quella che può essere un’opportunità, ovvero quello di avere a disposizione dei prodotti  finanziari connotati da un profilo di eticità. In tutte le religione monoteiste da sempre è previsto il divieto di interessi. L’islam lo porta avanti e dunque nella finanza islamica non si possono praticare interessi.
A ciò si aggiunge il divieto di eccessiva incertezza, che tutela la parte più debole tra i contraenti, e il divieto di speculazione, assimilabile al gioco d’azzardo.

Più che di “banca islamica”, si tratta di finanza partecipativa. Gli istituti partecipano nel capitale della PMI e, dal lato privato, partecipano ad esempio con il futuro proprietario all’acquisto dell’appartamento dandone poi in affitto al cittadino la parte spettante all’istituzione finanziaria.  

 

A chi serve la finanza islamica?

 

Come abbiamo notato nell’esperienza della Gran Bretagna, la finanza partecipativa interessa anche i clienti non islamici. Oltre il 60% dei clienti che si servono di servizi di finanza islamica infatti non sono musulmani.

Si tratta di una finanza inclusiva che offre strumenti alternativi e complementari.

 

Si può parlare di rischio di islamizzazione?

 

A mio avviso non si può parlare di un rischio di islamizzazione in quanto la possibilità di avere a disposizione strumenti di finanza islamica può permettere un circuito virtuoso nei confronti della popolazione e dei lavoratori e, di conseguenza, può permettere anche una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari che a questo punto potrebbero essere spesi sul territorio.

 

Quali banche possono offrire prodotti di finanza islamica?

 

La finanza islamica, inoltre, non è esclusiva del medio-oriente. Si tratta di strumenti che possono essere offerti in tutti i canali.

 

La finanza islamica può essere un’opportunità sul territorio e può offrire inclusione sociale. Avere a disposizione strumenti più vicini alle proprie esigenze per fare acquisti consente di mettere radici sul territorio a una comunità e, di conseguenza, integrarsi più facilmente.

In più dobbiamo considerare che l’alternativa è quella delle rimesse internazionali che portano fuori dal territorio il denaro e di conseguenza non è possibile avere un reinvestimento e, se vogliamo, questo impoverisce il territorio.

 

In italia la popolazione musulmana ha un risparmio stimato in 6 miliardi di euro.
A Torino ci sono circa 50.000 musulmani che, se hanno a disposizione strumenti di finanza islamica possono reinvestire le loro risorse sul territorio. Possono essere usati per fare impresa, per acquistare una casa o per essere usati in modo virtuoso sul territorio.


I musulmani al mondo sono circa un miliardo e mezzo e dunque la domanda di questo tipo di prodotti è naturale.
Questo può avere vantaggi anche in termini di export per il nostro territorio. Consideriamo che l’export verso i paesi musulmani di beni alimentari vale una volta e mezzo l’export nei confronti della Cina.