25 novembre – Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne

Autorità,
signore e signori,
… donne. Uomini.

Normalmente inizio questi interventi dicendo di essere felice di essere presente. Ma oggi no. Oggi non posso dirmi felice di essere qui a rappresentare la Città nell’occasione di una giornata che in un mondo normale non dovrebbe avere senso di esistere.
Non posso essere felice di ricordare anche quest’anno la morte di innumerevoli donne uccise dalla mano di un uomo, da quella mano che spesso un tempo le aveva accarezzate.

Potrei fare una riflessione sui numeri, ma ormai li conosciamo tutti. Probabilmente mai abbastanza, o quantomeno non ne conosciamo pienamente il significato.
Potrei ad esempio dirvi che in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, da un compagno, da un fidanzato o da un conoscente prossimo, che magari diceva di amarla. Che tre milioni e mezzo di donne sono vittime di stalking. O, ancora, che nel mondo la principale causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è la violenza di genere. Sì, avete capito bene. La principale causa di morte.

Ma queste in fondo non sono riflessioni, sono statistiche.
Dietro a ognuno di quei numeri ci sono vite di donne, di madri, di figlie, di sorelle. Vite che spesso hanno donato altre vite e che hanno amato altre vite. Dimostratesi, ahimé, quelle sbagliate.

Ma se proviamo ad andare oltre, se proviamo a spostare il velo di Maya vediamo quanto la violenza di genere sia solo il tragico apice di un percorso molto più lungo e non meno doloroso che coinvolge non solo uomini e donne, ma l’intera società.

Viviamo in una società in preda a un’ignoranza affettiva dove i tentacoli le logiche del possesso materiale si sono estese ai rapporti personali.
È forse banale rilevare quanto questa violenza molte volte non sia altro che la deviata risultante di una silente logica consequenziale da parte degli uomini, che dice: “Sei mia allora faccio quello che voglio”.

Ma è importante dire anche che le donne – ma in realtà tutta la società – prenda coraggio e inizi a cambiare davvero il suo punto di vista individuando la violenza là dove questa è conosciuta come “normalità”.

Violenza è quando qualcuno decide che la nostra gonna è troppo corta;
Violenza è quando pensiamo: “Me lo sono meritato”;
Violenza è una minaccia di lasciarci;
Violenza è dare per scontato che dobbiamo fare le faccende di casa;
Violenza è la paura di farlo arrabbiare;
Violenza è dover fare finta di niente perché gli altri non se ne accorgano,
Violenza è giustificare la gelosia;
Violenza è vivere ogni giorno sperando che domani andrà meglio;
Violenza è convincersi che siamo già fortunate perché non potremmo avere di meglio.
Ma infine, violenza è anche insegnare alle nostre figlie a “comportarsi da signorine” e che tutte queste cose sono normali.
Tutto questo è violenza.

L’impegno di tutte e di tutti è dunque quello di avere la forza e il coraggio di cambiare il nostro punto di vista, fino a sradicare modelli culturali che si insidiano in profondità in tutti gli strati sociali rendendoci inconsapevolmente portatori sani di discriminazioni e, in ultima istanza, di violenza.

Possiamo farlo insieme – grandi e piccoli – ripartendo dall’educazione, dalla cultura e dalla conoscenza. Nel riconoscimento delle inclinazioni di donne e uomini, ma ancora di più nell’assoluto rispetto di tutti noi come persone e come individui.

Questo è il mio auspicio affinché un giorno – spero il più vicino possibile – questa celebrazione non avrà più senso di esistere.

Grazie a tutti.