I lavoratori del Colosseo e la propaganda di Renzi

Immaginecolosseo.png

Dopo alcuni giorni è ancora viva la polemica sull’assemblea dei lavoratori del Colosseo.
Se da un lato non si può non concordare sul fatto che i nostri beni culturali (tutti e non solo il Colosseo) debbano essere più accessibili e conservati in condizioni migliori, dall’altro trovo scandaloso che Renzi e il suo ministro usino le vite di questi lavoratori a fini propagandistici e quali capri espiatori di ciò che non funziona nella gestione di questo immenso e unico patrimonio. Va inoltre tenuto presente che l’assemblea era stata regolarmente annunciata, convocata ed autorizzata per discutere del mancato pagamento delle indennità e degli straordinari (circa il 39% del loro salario) ed è assodato che il personale è sotto organico da anni, ci sono solo 28 persone che lavorano al Colosseo e su queste 7 stanno negli uffici e 21 a contatto col pubblico.
Se la cultura è così importante per questo Paese, perchè proprio il governo non investe assumendo le persone che servono e pagandole regolarmente?
Di problemi di organico, per esempio, ne abbiamo anche qui a Torino nei nostri musei e un esempio recente è la vicenda estiva riguardante il Polo Reale tenuto aperto solo “a mezzo servizio” proprio per carenza di personale.
Comunque, visti i tweet di Renzi e di Franceschini, vorrei anche ricordare ciò che era stato permesso a Firenze quando lo stesso Renzi aveva chiuso il Ponte Vecchio per la cena di gala della Ferrari e successivamente il Ponte a Santa Trinita e il complesso di Santa Maria Novella per una cena di banchieri e imprenditori.
La (doppia) morale che ne emergerebbe è dunque che i beni culturali sono una merce e chi paga di più può anche escludere tutti gli altri mentre, dall’altra parte, non sarebbe ammissibile che dei lavoratori esercitino dei loro diritti garantiti dalla legge.
Sarò un’illusa, ma io sogno un mondo totalmente diverso da quello che vogliono farci credere come l’unico possibile.