Lavoro: il rilancio passa dalla formazione

È raro che scriva degli incontri pubblici a cui partecipo ma oggi voglio fare un’eccezione.
Ieri ho partecipato all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino. Sono emerse come sempre diverse considerazioni nei vari interventi ma è stata ancora una volta l’occasione per parlare di uno dei temi che considero in assoluto più importanti: la formazione.

 

Siamo un Paese di eccellenze


Certo, ieri eravamo in un luogo di eccellenza, ma l’eccellenza non si improvvisa. L’eccellenza  è figlia di anni e anni di studio, duro lavoro e di ottima istruzione.
In Italia da questo punto di vista abbiamo un vero e proprio tesoro. La nostra formazione, grazie al quotidiano lavoro e impegno di migliaia di insegnanti, è ancora tra le migliori al mondo. Siamo il Paese della cultura, dell’innovazione, della creatività e dell’arte.

Però, c’è un però. Nonostante questo il nostro tasso di laureati è tra i più bassi d’Europa; studenti eccellenti continuano ad andarsene e chi rimane in quasi un caso su due non riesce a trovare un impiego. Sì, lo so che lo sapete, ma è bene ripeterlo. Credo che di politici che fanno finta di niente ce ne siano stati già a sufficienza.

 

Ripartire dalla formazione


Mi rivolgo a tutti, ma in particolare ai più giovani e ai genitori: pensare che il mondo del lavoro, inteso nella sua forma più ampia, sia slegato dalla formazione scolastica è follia.
Il mondo del lavoro è cambiato e sta cambiando in tantissimi aspetti, il dibattito in merito è quanto mai aperto. Ma c’è una cosa che è certa: le competenze necessarie per emergere sono sempre più alte. E queste competenze non si formano con “l’università della strada”, ma si formano sui libri prima e con l’esperienza poi.
Non ci sono alternative praticabili.

 

Dare la direzione a un mondo che cambia

Se una volta un meccanico doveva sostituire un carburatore oggi deve riprogrammare un computer, se una volta un idraulico aveva a che fare con tubi e sifoni oggi deve (anche) conoscere la domotica, e questi esempi si potrebbero fare per decine e decine di professioni. Molti dei lavori più richiesti oggi fino a cinque anni fa non esistevano nemmeno, e tutti sono accomunati da un altissimo livello di specializzazione. Abbiamo ragione di credere che le evoluzioni dei prossimi anni non saranno di portata inferiore. Anzi.  



La Politica ha il dovere di fare tutto il possibile perché lo studio sia un diritto garantito e universale, ma i giovani – e non solo – sono chiamati a mettere in campo tutto il loro impegno la loro intelligenza, consapevoli che studiare è l’unico modo per dare la giusta direzione a un mondo che cambia.
Non esiste divisione, bisogna farlo insieme.