Mensa scolastica e pasto da casa: la nostra posizione

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Rientro ora da Roma, dove tra le altre cose questa mattina ho partecipato a un incontro in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, un tema peraltro che mi sta particolarmente a cuore. Ho riflettuto parecchio e inevitabilmente il pensiero è andato su un tema di cui nella nostra Città si sta parlando ormai da tempo, ovvero il cosiddetto “panino a scuola”.
Non mi sono mai espressa prima in maniera diretta su questo punto ma credo sia giunto il momento di farlo.

Inizio col chiarire che stiamo lavorando per capire come rendere più accessibile il costo del pasto. Che ritengo essere il primo problema dell’abbandono della mensa. Non so se ci riusciremo nell’immediato ma è un obiettivo di questa Giunta.

La corretta rivendicazione di una mensa troppo cara sì è però trasformata in una rivendicazione del diritto di scelta, e dunque della possibilità da parte degli alunni di consumare negli spazi scolastici un pasto portato da casa piuttosto che quello offerto dal servizio mensa.

Chiariamo un ulteriore punto. C’è una sentenza di secondo grado che dà indicazioni ben precise agli Istituti Scolastici. Noi interveniamo là dove gli Istituti ci chiedono di usare il refettorio scolastico.

Le sentenze si rispettano, non si commentano. Per questo motivo, grazie al lavoro dell’assessora all’Istruzione e all’Edilizia Scolastica, Federica Patti e ai dirigenti del servizio, stiamo procedendo in maniera spedita con sopralluoghi negli Istituti al fine di individuare idonei spazi per il consumo del pasto da casa così come previsto dalla sentenza della Corte d’Appello.

Proprio nella giornata di oggi l’assessora Patti ha incontrato le aziende ristoratrici e con ogni probabilità riusciremo a concludere questo lavoro in anticipo sui tempi previsti.

Ora veniamo agli elementi tecnici e politici.

Noi crediamo in un servizio di refezione scolastica come strumento di equità sociale. Siamo a conoscenza di situazioni in cui bambine e bambini arrivano a scuola con pasti non adeguati per reggere le otto ore di scuola.
Perdonatemi, non è questo il servizio scolastico che immaginavo.

Veniamo ora alla nostra idea di mensa scolastica.

Come ho detto prima, lavoreremo per riuscire a rendere più accessibile le tariffe così come lavoreremo sulla qualità del servizio.

Noi crediamo fortemente nel servizio educativo, pedagogico e sociale del servizio mensa. I pasti in mensa vengono preparati non solo all’interno di rigidi protocolli di igiene e di sicurezza sanitaria ma anche secondo regole nutrizionali ben precise, che tengono conto delle esigenze delle varie fasce d’età a cui vengono serviti i pasti. Un bambino che cresce ha bisogno ha bisogno di un pasto che preveda tutti gli elementi nutritivi necessari.
Il cibo è e rimane un momento formativo fondamentale, che non è in alcun modo scollegato da quello che avviene in aula, per questo i programmi di studio tengono anche conto di quello che viene distribuito in mensa.
Questa mia posizione non solo è la stessa che ho mantenuto negli scorsi cinque anni da consigliera comunale di minoranza ma l’ho anche ribadita chiaramente durante la campagna elettorale.

Infine la domanda che in molti ci state facendo.

Perché avete fatto ricorso in Cassazione?

È molto semplice: perché crediamo in questo servizio come la migliore scelta per i nostri bambini, ed esporremo tutte le nostre ragioni per sostenerlo.
Infine, ed è il secondo motivo, soltanto la sentenza della Cassazione potrà darci una posizione definitiva sulla questione.