Piazza San Carlo – Lettera ai torinesi 1


Care cittadine e cari cittadini,

a distanza di una settimana dai fatti di piazza San Carlo, desidero fermarmi e scrivervi alcune parole.

 

Voglio farlo perché parlando a voi parlo anche a me stessa e, dopo sette giorni di frastuono, sento il bisogno di prendermi qualche minuto per un momento di riflessione. Con il pensiero a quello che è successo, ma lo sguardo a quello che accadrà.

 

Nella vita di ognuno di noi, dove tutto corre maledettamente veloce, forse non c’è mai sufficiente tempo per fermarsi e riflettere.

 

Basta chiederlo a chi era in piazza quella sera. A chi, dal nulla, si è sentito travolgere, a chi ha dovuto fare i conti con il sangue, a chi non trovava più i suoi cari e anche a chi, in preda al panico, ha involontariamente calpestato qualcun altro e tutt’ora ne avverte il senso di colpa.

 

Penso agli sguardi di quelle decine di persone ferite che ho incontrato negli ospedali della nostra città.

 

I feriti di sabato scorso non sono solo quelli contati: ad essere ferita è un’intera città che per la prima volta ha conosciuto su se stessa gli effetti di un clima di instabilità globale e crescente incertezza, pur in assenza di un evento terroristico.

Gli attentati che in questi ultimi anni hanno colpito civili innocenti, da Bruxelles a Parigi, da Londra a Nizza, ma purtroppo anche molti altri, hanno piano piano instillato un clima di costante paura che, come abbiamo visto sabato scorso, accompagna silente la nostra quotidianità.

 

Torino, però, si è anche scoperta unita, in quello spirito di comunità che, da cittadina ancor prima che da sindaca, ritrovo ogni giorno tra i torinesi.

 

Parlando con i feriti, con le tante persone che in maniera diretta o indiretta hanno vissuto quei tragici momenti, leggendo decine e decine di racconti, nei pochi momenti che sono riuscita a ritagliarmi per farlo, quello che ho visto, immediatamente dopo la paura, è stata la solidarietà.

 

Per ogni persona a terra ce n’erano due che la rialzavano. Per ogni ferito c’era uno sconosciuto che lo medicava o lo proteggeva. Per ogni grido di paura c’è stata una voce a tranquillizzare.

 

Quando succedono queste cose ti senti comunque una responsabilità addosso, questo è inevitabile, che ha a che fare con la serenità dei tuoi concittadini più che con la paura.

 

Un sindaco, però, rappresenta un’intera comunità e deve essere pronto ad assumersi anche responsabilità che vanno al di là del ruolo che ricopre. Per questo, a nome mio, di tutta l’Amministrazione e della Comunità che rappresento – a prescindere dalle eventuali responsabilità civili e penali di ognuno – desidero porgere le mie scuse a tutte le persone coinvolte. 

 

Oggi, ai torinesi, credo interessi più di tutto che le Istituzioni lavorino per individuare queste responsabilità e, soprattutto, che facciano in modo che questi fatti non si verifichino mai più. Siamo tutti al lavoro su entrambi i fronti.

 

Torino è a un punto di svolta.

 

La sicurezza sarà una priorità ancora più forte. In questi giorni ho parlato con il Prefetto Saccone e con il Questore Sanna. Gli incontri con i dirigenti della Polizia Municipale sono quotidiani e tutti insieme stiamo lavorando per garantire che i numerosi eventi della Città di Torino possano essere vissuti serenamente da ognuno di noi.

 

Col contributo di tutti, diventeremo un modello per tutte le altre Città in tema di pubblica sicurezza, anche se saremo chiamati a fare dei piccoli sacrifici, a dotarci di un po’ più di pazienza, a cambiare qualche nostra abitudine.

 

Con orgoglio, oggi, posso dire che in quei momenti difficili Torino è stata più che mai Torino, e per questo vorrei ringraziarvi.

 

La nostra città continuerà a vivere nei suoi eventi e nei suoi incontri, dalle piazze gremite alle chitarre al Valentino, dalle corse al Ruffini alle passeggiate in via Garibaldi.

 

A testa alta, con i sorrisi in volto e i tramonti negli occhi. Più forti di prima.

 

Chiara Appendino

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