Prima discussione sul bilancio 2015, primi tagli.

E’ oramai evidente che l’intero sistema degli Enti locali è sotto attacco. Non è una guerra tra centro e periferia iniziata solo da questo governo ma protratta, in vario modo, da anni: continui tagli ai trasferimenti e vincoli di bilancio sempre più stringenti.
Le parole “austerità” e “revisione della spesa” sono ormai all’ordine del giorno da anni; il “patto di stabilità” è l’arma imprescindibile dalla quale nessun singolo comune può scampare.
Non è stato, infatti, in questi anni avviato alcun sistema virtuoso della finanza locale, alcun sistema che fissi dei parametri standard di costi e che lasci, veramente, ai Comuni la responsabilità di decidere quanto tassare e come spendere.Tutte le maggioranze che ci sono state in questi decenni a Roma non hanno mai realmente fatto”crescere” gli Enti Locali come veri soggetti politici, al contrario li hanno ridotti ad un bancomat al quale attingere costantemente.

Limitandoci alle proposte del Governo in carica: la legge di stabilità dello scorso dicembre ha applicato un taglio netto di risorse a Comuni, Province e Città metropolitane per la mostruosa cifra di 14 miliardi di euro di qui al 2019. Contando anche le Regioni si arriva a più del doppio: 30 miliardi in 5 anni.
Queste cifre sono confermate nel Def di questi giorni, senza contare che le stime del Governo sul Pil sono, a dir poco, ottimiste. Nella realtà molto probabilmente ci saranno nella prossima legge di stabilità nuove tasse locali o nuovi tagli per scongiurare le ormai celebri clausole di salvaguardia.

In questo contesto – anche quest’anno – il consiglio si appresta a discutere di bilancio.

Fino a quando non si approva il bilancio previsionale si opera in esercizio provvisorio, ovvero in dodicesimi (quest’anno la scadenza è prevista al 31/05).
Data l’incertezza di risorse, i tagli da Stato e Regione non ancora quantificati e l’effetto dei nuovi principi contabili in essere dal 2015, lunedì in aula discuteremo una delibera che, per preservare gli equilibri di bilancio, prevede un ulteriore limite alla spesa pari al 70% su base mensile di quanto stanziato nel 2014. Pare infatti che rispetto allo scorso anno manchino circa 150 mln all’appello (circa il 10% del nostro bilancio di spesa corrente). A questo, però, si aggiungono una serie di eventi come Torino Capitale dello Sport e iniziative legate all’Expo che, se portate avanti, devono rientrare in quel 70%. Spese che l’anno scorso, ovviamente, non incidevano sul bilancio e verrebbero autorizzate con questa delibera.

Le risorse sono scarse ed è tempo di scelte.
Per questo abbiamo presentato una serie di emendamenti che chiedono di sospendere una serie di spese che riteniamo non prioritarie in questo momento di grande difficoltà. A noi – ad esempio – non sta bene che in questo momento il Consiglio Comunale autorizzi la giunta a spendere 700.000 euro per organizzare degli eventi al Padiglione Italia di EXPO per promuovere il barolo e il cioccolato quando ancora non sappiamo se avremo le risorse per garantire il servizio nidi estivo . Nei nostri emendamenti diciamo ad esempio che non autorizziamo la giunta a spendere 2,5 milioni di euro per “Torino Capitale Europea dello Sport” quando l’intero bilancio della divisione per gestire i servizi sportivi per tutto l’anno per tutta Torino ammonta a circa 2 milioni.

E’ tempo di scelte e dobbiamo decidere cosa privilegiare: se i servizi ai cittadini oppure eventi che, una volta passati, lasceranno il ricordo di una ricca cena, di una bella festa e la pancia vuota.
Per noi la priorità è il welfare, sono i bambini, sono gli anziani, i disabili e coloro che vivono immersi nella più cupa disperazione.
Ecco il perché dei nostri emendamenti. Vedremo lunedì quali saranno invece le priorità della maggioranza che governa questa città.