Salone del Libro di Torino: il mio discorso di apertura

Del Salone Internazionale del Libro di Torino si è detto molto, forse troppo.

Io, come mia abitudine, amo parlare delle cose quando sono fatte e oggi abbiamo inaugurato la trentesima edizione di questo evento simbolo di Torino.

Oggi qualche parola me la sono concessa anche io: ecco il testo del mio discorso dell’inaugurazione. 

 

Salone Internazionale del Libro di Torino: il testo del discorso

 

Signor Presidente del Senato,

Autorità,

Signore e Signori.

 

Italo Calvino scriveva: 

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda

Fatemelo dire: una risposta, Torino, oggi l’ha data.

Il Salone Internazionale che inauguriamo questa mattina è la dimostrazione più bella, più evidente che Torino non solo è la città del libro ma una comunità che ha saputo lavorare per  proteggere qualcosa che ritiene prezioso. un vero e proprio pezzo della propria storia. Della propria identità.

Una comunità che ha saputo reagire e innovare, senza timore di fronte al cambiamento e che, proprio dalla necessità di cambiare , ha tratto la sua forza propulsiva.  

Intorno alle pagine scritte e al mondo dell’editoria si è così coagulato un entusiasmo corale, una passione che ha contagiato tutti: dalle istituzioni (i Ministeri della cultura e dell’istruzione, la Regione Piemonte, il Comune) agli autori, ai lettori, agli editori e alle tante realtà, pubbliche e private, legate all’universo della Cultura.

 

Un grazie di cuore va quindi a tutti coloro che hanno creduto in questa bellissima impresa, che con il Presidente Massimo Bray e la creatività e l’energia del direttore Nicola La Gioia può  così,festeggiare serenamente il suo trentesimo anniversario e guardare con ottimismo al futuro.  

Parliamo infatti di una iniziativa che fece i primi passi alla fine degli anni ’80,  grazie alla lungimiranza di Guido Accornero che la ideò, insieme ad Angelo Pezzana. Vorrei ricordare e ringraziare anche Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni che per anni hanno condotto la complessa macchina del Salone.

 

Tutti insieme abbiamo superato ostacoli che solo qualche mese fa apparivano invalicabili e che sembravano mettere a rischio la realizzazione stessa di questo evento che non fa solo parte della storia di Torino, ma di questa nazione.

 

Oggi siamo qui, a presentare una kermesse rinnovata, più vitale e vivace, che si rivolge anche e soprattutto alle nuove generazioni, ricca di novità editoriali e aperta a contaminazioni che abbracciano la produzione culturale nella sua complessità. Libri, certo, ma anche musica – soprattutto jazz – comunicazione digitale, innovazione, economia e tanto altro ancora.  

E con una sezione “off” che, con centinaia e centinaia di iniziative, abbraccia l’intera città che a sua volta, sono certa, saprà ricambiare con il dovuto affetto, interesse e grande partecipazione.

 

L’obiettivo è chiaro: portare pagine di letteratura contemporanea in mezzo agli studenti, alle famiglie, in una dimensione fruibile e aperta a tutti.

 

Quello tra il libro e la nostra città è un legame forte, che dà sostanza alla vocazione culturale più autentica.

Qui, nel Novecento, sono nate alcune tra le maggiori case editrici del nostro Paese, che hanno contribuito a diffondere valori nello spirito di trasformare la cultura da elitaria ad accessibile, svincolandola dalla politica commerciale del libro di consumo, senza cedimenti sulla qualità e guardando oggi con grande interesse alle potenzialità della tecnologia.

Nell’era della globalizzazione dei mercati, che scorre veloce, l’economia della nostra città si è, almeno in parte, rinnovata, in una metamorfosi che l’ha resa più accogliente, in grado di mettere in mostra le bellezze di un patrimonio artistico e museale più unico che raro.

Torino non smetterá mai di scommettere sulla propria crescita culturale.

 

Cesare Pavese definì Torino come una “città della fantasticheria per la sua aristocratica compiutezza composta di elementi nuovi e antichi, della regola per l’assenza assoluta di stonature (…), della passione (…), dell’ironia per il suo buon gusto nella vita (…)”. (nota: tratto da Il mestiere di vivere, diario 1935-1950, Einaudi, Torino, espresso il 17 novembre 1935).

E in una città così, dove tradizione, rigore e serietà si mescolano quotidianamente a passione e capacità incessante di produrre innovazione, il libro e il suo Salone trovano da trent’anni e, ne sono sicura continueranno a trovare negli anni a venire, LA casa ideale, aperta a ogni iniziativa che possa diffondere il sapere attraverso la lettura. Questo è il valore di Torino.

 

Buon Salone del Libro a tutti