Sul CIE di Torino

Ecco l’intervento che avrei fatto in Consiglio se non fossi stata a casa malata.
L’ avevo preparato qualche settimana fa quando era prevista per la prima volta la discussione dell’atto ed essendo il frutto di lavoro non solo mio mi sembrava comunque giusto condividerlo.

“Il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza è molto delicato,facilmente strumentalizzabile e difficile da fronteggiare, sovente perché a priori, forse anche solo per paura, l’immigrato viene visto come una minaccia sociale.
E’ un tema però che non può però essere, evidentemente, considerato solo nelle politiche locali, ma deve essere sopratutto inserito in quelle nazionali ed europee.
Sul fatto che le leggi Bossi-Fini e Turco-Napolitano debbano essere superate credo non ci siano dubbi. Sulla Bossi-Fini è stato fatto finalmente un piccolo passo in avanti settimane fa, come tutti saprete: con il voto al Senato è stato abolito il reato di clandestinità che verrà trasformato da reato penale a illecito amministrativo.
Ma è solo un primo passo.
Quello di cui parliamo oggi in aula, appunto i CIE, penso rappresentino l’incarnazione forse più visibile delle politiche migratorie italiane, dalla legge Turco-Napolitano ai successivi inasprimenti e cambiamenti di nome ad opera della Bossi-Fini e di altri provvedimenti come il pacchetto sicurezza del 2008.
Che anche i CIE debbano essere superati credo sia indiscutibile. E che debbano essere superati con politiche nazionali ed europee – e non solo con una mozione comunale – credo sia altrettanto scontato. E non lo dico io, ma lo dicono i fatti.

I medici senza frontiere in una relazione del 2010 denunciano apertamente che nei centri convivono le situazioni più disparate. Nello stesso ambiente vi sono vittime di tratta, di sfruttamento e di tortura, casi di tossico dipendenze; vi sono stranieri che vantano anni di soggiorno in Italia, con un lavoro non regolare, vi si intrecciano storie di fragilità estremamente eterogenee tra loro dal punto di vista sanitario o giuridico passando per quello sociale e umano, evidenziando evidentemente esigenze che non possono che essere molto diversificate tra loro (Al di là del muro, abstract, Medici senza frontiere -Missione Italia, 2010).

Non solo. Secondo l’indagine realizzata tra febbraio 2012 e febbraio 2013 da Medici per i diritti umani (Medu), la struttura dei centri di identificazione ed espulsione è simile a quella dei centri di internamento. Nel loro documento di sintesi evidenziano come i dispositivi di contenimento dei settori in cui si trovano effettivamente ristretti i migranti risultano poi essere dei recinti – assimilabili a grandi gabbie – che racchiudono spazi di dimensioni inadeguate ed eccessivamente oppressivi. (Arcipelago CIE – Sintesi – MEDU, maggio 2013).

E poi ci sono anche le criticità da un punto di vista prettamente sanitario. Le indagini dei Medici per i diritti umani evidenziano che tra le criticità più diffuse vi sono la poca accessibilità alle cure e più in generaleai servizi delle strutture ospedaliere, ai servizi sanitari presenti sul territorio alle visite specialistiche anche a causa della carenza di personale medico specialistico (ad esempio psichiatrico e ginecologico) che sarebbe particolarmente necessario dato il contesto dei centri.

Ed è proprio in questo contesto, sembra assurdo ma è vero, che nell’agosto 2011 la durata massima del trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione è stata ulteriormente prorogata fino ad un massimo di 18 mesi. Ovviamente l’allungamento dei tempi del trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione non ha fatto altro che peggiorare le condizioni dei migranti ed il loro malessere. Ciò risulterebbe anche da un sensibile incremento degli episodi di fuga nell’anno 2012 rispetto all’anno precedente.

Mi ha particolarmente colpito leggere , come riportato nel documento dell’Unione delle Camere Penali Italiane del 15 gennaio 2013 una sentenza del giudice di Crotone con cui ha ha assolto tre cittadini extracomunitari che avevano indetto una protesta all’interno del Cie Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto dal 9 al 13 ottobre, scardinando grate, finestre, ringhiere e rubinetterie, lampade e staccando intonaci, salendo sui tetti e lanciando i materiali indicati. La motivazione dell’assoluzione? Il Giudice monocratico ritiene giustificata la condotta dei trattenuti,stabilendo che essi abbiano agito per difendere i loro diritti fondamentali (alla libertà personale e alla dignità umana) da una iniqua ed ingiusta aggressione posta in essere”. Direi piuttosto significativa come motivazione per l’assoluzione.

E’ questo è il quadro drammatico in cui si trovano i detenuti per il quale che non credo ci sia molto da aggiungere. Ma quali sono i risultati?

Secondo il monitoraggio di Lunaria, associazione di promozione sociale, per i centri di identificazione ed espulsione lo Stato affronta una spesa di 55 milioni di euro l’anno, e ciò a fronte di risultati evidentemente scarsi, visto che «su 169.126 persone transitate nei centri tra il 1998 e il 2012, sono state soltanto 78.081 (il 46,2 per cento del totale) quelle effettivamente rimpatriate».
L’identificazione infatti è spesso difficoltosa, dall’altra Paesi d’origine, consolati e ambasciate impiegano mesi a rispondere, se rispondono, su generalità e destinazione. Conclusione: i rimpatri, spesso costosi e oggetto di indagini , sono per l’appunto pochi. Circa il 50% lascia effettivamente l’Italia. Nel frattempo queste persone vengono di fatto private della libertà personale senza sapere cosa ne sarà di loro in condizioni igienico-sanitarie e psicologiche devastanti.

Il superamento è quindi necessario, e forse come primo provvedimento si potrebbe riportare dai 18 mesi ad un massimo di 60 giorni il periodo di detenzione. Una misura tampone, in attesa di rivedere l’architettura legislativa sull’immigrazione e arrivare al superamento di queste strutture nate 15 anni fa.

Ma permettetemi di dire, questa è una questione che non riguarda solo Torino, bensì le politiche nazionali. Pensare di superare il CIE di corso Brunelleschi senza rivedere l’impianto generale delle procedure e normative in essere è guardare il dito senza vedere la luna. Pensare che una nostra mozione, spesso non vediamo neppure implementate quelle di sola pertinenza locale, risolva la questione è surreale, spero che ne siamo tutti consapevoli.

Nonostante ciò io voterò a favore della proposta nella speranza che in particolare il secondo e terzo punto del documento possano essere da reale stimolo per superare davvero questi CIE e sopratutto rivedere quella che si è mostrata, non solo per le tragedie ultime, chiaramente una politica dell’immigrazione fallimentare.”

La mozione è stata approvata oggi dal Consiglio.

(L’intervento nella parte dei dati riprende parti della dalla mozione presentata dal M5S a livello nazionale che non prendeva posizione specifica sul superamento dei CIE – che ad oggi continua a non esserci- bensì denunciava le condizioni di malessere)