Sul reddito di cittadinanza

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Queste le parole del nostro premier: il reddito di cittadinanza per lui è cosa da furbi, incostituzionale e assistenzialismo.

Caro Matteo Renzi,

per te, evidentemente, essere poveri è una colpa e non una condizione sociale, altrimenti non si capirebbero le tue esternazioni sul reddito di cittadinanza.

Per te la povertà (e i poveri in Italia sono in costante aumento) è una scelta di vita e non una disgrazia in cui ci si può ritrovare anche dall’oggi al domani.

Per te è meglio distribuire 80€ o detrazioni fiscali a chi un lavoro e un reddito ce l’ha già, anziché attuare una misura a favore di chi un reddito non ce l’ha o ce l’ha talmente basso da essere in povertà e magari non può nemmeno godere delle detrazioni fiscali.

Per te è assitenzialismo implementare delle politiche di tutela che sono presenti in tutti i paesi europei, compreso il Portogallo(!) tranne che in Grecia.

Per te sarebbe addirittura incostituzionale, ma come può esserlo se in realtà si tratta proprio di applicare dei principi fondamentali sanciti dall’art. 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nonché i principi di cui agli articoli 2, 3, 4, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 38 della Costituzione?

Per te creare posti di lavoro è l’unica soluzione alla povertà ma molto furbescamente (e questo sì che è da furbi) non presti attenzione alla qualità del lavoro creato e alla tipologia di lavoratori che vengono occupati. All’aumento dell’occupazione, infatti, spesso, non corrisponde una diminuzione della povertà delle fasce più deboli.

Caro Matteo, attuare uno strumento per abbattere le diseguaglianze – in un paese dove chi è ricco diventa sempre più ricco e chi è povero diventa sempre più povero – garantendo dignità e possibilità di mobilità sociale a coloro che vivono una situazione drammatica è semplicemente il nostro DOVERE di amministratori, non assistenzialismo.