Dieci anni dal rogo della ThyssenKrupp. Per non dimenticare.

Dieci anni. Sono passati dieci anni dagli eventi di quella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento della ThyssenKrupp di corso Regina Margherita, che tutti ricordiamo come una delle più grandi tragedie della storia della nostra Comunità.

 

La memoria di quanto avvenuto è più viva che mai. Lo è per le Istituzioni, che comunque la si guardi, da fatti del genere ne escono sconfitte. Lo è per i cittadini, che ascoltano attoniti gli echi di una tragedia e si chiedono a quante manifestazioni per la sicurezza sul lavoro dovranno ancora partecipare prima di vedere i loro diritti di lavoratori realmente garantiti. Ma soprattutto, lo è per le famiglie, per gli amici e per tutti coloro che erano vicini ad Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario e Giuseppe.

 

A queste madri che magari li aspettavano per pranzo, a questi figli che stavano pensando ai regali di Natale, a queste mogli e a queste fidanzate che fantasticavano sul prossimo viaggio, a questi amici con cui si stava organizzando il prossimo sabato sera, a loro più di tutti devono essere date le risposte che cercano. Forse alcune di queste, nella loro più profonda intimità, non le avranno mai e credo sia impossibile per chiunque capire cosa significhi vivere con questa doppia mancanza. Ma io che ho avuto l’onore e il piacere di conoscerle, posso dire di avere incontrato delle persone straordinarie, che sono in grado di colmare un vuoto immenso con una forza ancora più grande.

 

La forza con cui da dieci anni si recano al cimitero, con cui da dieci anni combattono nei tribunali per ottenere giustizia, e la forza con cui da quel lontano 5 dicembre partecipano con passione alle tante iniziative sul tema della sicurezza del lavoro e degli edifici pubblici.

Non è da tutti, e io sono convinta che ai loro occhi ogni plauso sia superfluo, probabilmente inutile, ma come spesso accade, il racconto di questi sforzi ha l’ardire di auspicarsi monito per tutti gli altri.

 

Quando parlo di cittadini e di memoria della Città non mi riferisco a un insieme puntiforme di individui ma a una comunità che questa memoria la condivide realmente e con essa le esperienze di gioia e di dolore. Questa comunità è in grado di aiutarsi e di stringersi intorno a chi soffre, per questo motivo – e mi rivolgo a voi che alle vittime eravate più vicini – questi momenti di ricordo e ogni gesto che l’Amministrazione farà a beneficio di perpetua memoria, sarà fatto da ogni singolo cittadino.

 

Ci tengo a sottolinearlo: quello della memoria è un dovere, e le Istituzioni devono essere da esempio. Nessuno di noi può permettere che simili fatti vengano relegati all’oblio e ognuno di noi si deve fare guardiano di questo ricordo allontanandone ogni possibile ombra.

Non è sempre facile, me ne rendo conto. Forse non siamo ancora realmente abituati alla velocità degli eventi che ci investono ogni giorno, ma proprio per questo motivo l’attenzione deve essere ancora più alta e, insieme, possiamo farlo. La Città di Torino è con voi.

Palloncini con i nomi delle vittime della ThyssenKrupp

Ci sono momenti in cui chi rappresenta un’Istituzione ha l’impressione di ripetersi e vi assicuro che non lo vorrebbe. Uno di questi è quando ricorda l’importanza della sicurezza sul lavoro e il triste fenomeno delle morti bianche.

Quando si parla di morti sul lavoro si scontrano due universi di significato distinti e disgiunti che mai dovrebbero avere punti di contatto. Nessuno di noi può accettare che al concetto di lavoro possa essere in qualche modo associato quello di morte. Invece, purtroppo questa alterità semantica non trova uguale corrispondenza nella vita reale, e siamo ancora qui a preparare discorsi per le prossime manifestazioni contro gli incidenti sul lavoro.

 

Vorrei concludere ricordando che non si può parlare di Giustizia se questa non trova applicazione. Perché, come tutti sapete, ad oggi Giustizia per i fatti della ThyssenKrupp non è ancora totalmente compiuta e ciò è inaccettabile.

Anche su questo, la Città continuerà ad essere al vostro fianco.

Per ogni vostro gesto va il nostro più profondo riconoscimento. Noi non dimentichiamo.

Grazie.