Chiara Appendino al telefono a Palazzo Civico di Torino

Il M5S deve cambiare. Col PD nessun obbligo – intervista a Il Fatto Quotidiano del 29 maggio

di Luca De Carolis

Arriva quasi correndo di fronte alla videocamera: “Mi chiede come sto? Teniamo duro”. La sindaca di Torino Chiara Appendino sta come molti altri sindaci, alle prese con l’emergenza da coronavirus. Ma in videoconferenza con il Fatto ha voglia di parlare, di tutto.

Il reggente del M5S Vito Crimi ha aperto alla cancellazione del vincolo del doppio mandato per i sindaci, ma lei ha preso tempo sulla sua ricandidatura: “Non escludo che si possa allargare l’orizzonte”. Ma cosa intende?

Intendo che prima dei nomi e dei partiti vengono le idee e le cose da fare per la città. Come amministrazione abbiamo lavorato su alcune priorità, come la seconda linea della metropolitana, la mobilità sostenibile, l’ambiente, l’innovazione. E allora io dico: chi ci sta a portare avanti questi temi?

Dovrebbe chiederlo innanzitutto al Pd, con cui governate l’Italia. Tanti dem, e anche diversi 5Stelle, ritengono che l’alleanza vada replicata a livello locale.

Non è affatto detto che un’alleanza a livello nazionale vada riproposta anche nelle città. Il concetto va capovolto: bisogna chiedersi se c’è una comunità che crede in determinati temi e progetti. Noi abbiamo un modello di governo: per esempio, abbiamo recuperato il Moi (l’ex villaggio olimpico, ndr), dove c’era la più grande occupazione d’Europa, senza l’uso della forza. Poi è anche complicato prevedere cosa succederà in politica tra un anno, anche se io auspico che questo esecutivo rimanga dov’è: sta lavorando bene.

Il Pd torinese ha già fatto muro a un suo bis. Pre-tattica?

Tutte le reazioni sono legittime. L’opposizione fa l’opposizione. L’opposizione fa l’opposizione.  

Per ricandidarsi ha bisogno che salti il doppio mandato. Lo sa che cancellandolo per voi sindaci poi lo toglieranno anche per i parlamentari, sì?

Su questo non mi esprimo, perché mi riguarda direttamente. Non posso che augurarmi che venga discusso in modo approfondito e poi votato sulla piattaforma Rousseau dagli iscritti. Di certo noi siamo cambiati molto rispetto a dieci anni fa, quindi è giusto che il M5S si interroghi su cosa fare da grande e su quale forma avere. Alcuni temi che ponevamo ormai sono superati.

Per esempio?

Abbiamo vinto alcune battaglie, e altre le abbiamo perse. Dobbiamo prenderne atto.

Quindi sul Tav…

Abbiamo perso, è evidente. Il presidente Conte ha fatto tutto quello che poteva fare, ma è andata com’è andata. Dopodiché abbiamo portato a casa una misura fondamentale come il reddito di cittadinanza. Negli Stati generali dovremo trovare una nuova identità, sempre nell’ottica di essere forza di governo.

Da ago della bilancia equidistante da destra e sinistra, come predica Di Maio, o puntando a governare sempre con il Pd?

Governando con il Pd stiamo portando a casa alcuni dei nostri temi, quindi abbiamo fatto bene a varare questo esecutivo.

Lei potrebbe essere il prossimo capo politico del M5S?

Il punto non è chi ricoprirà quel ruolo, ma il futuro del Movimento. Io sono concentrata sulla mia città, e ho altro a cui pensare.

Ma sul doppio mandato si deciderà in queste settimane?

Non è questo il momento di discuterne, abbiamo altre urgenze. Andrà fatto dopo l’estate.

Nel Nord il M5S è crollato, nelle urne e nei sondaggi. Magari perché imprese e tanti cittadini vi vedono come il partito dell’assistenzialismo?

Io ho sempre cercato di dialogare con certi mondi mantenendo i nostri principi. Dopodiché le cose vanno fatte senza pensare ai voti. Il reddito di cittadinanza ci ha fatto perdere consensi? Può essere, ma era giusto realizzarlo. Neanche parlare di ambiente porta necessariamente voti, perché chiedi alla gente di cambiare abitudini. Ma se vuoi rimanere forza di governo devi concentrarti su ciò che va fatto: ragionare in base ai consensi è una logica da partito di opposizione.

La Fca ha chiesto allo Stato di garantire gran parte dei 6,3 miliardi di prestito che ha chiesto alla banca. Lo trova giusto, da parte di un’azienda che ha la sede fiscale fuori dell’Italia?

C’è un tema che riguarda il dumping fiscale in Europa, e l’esigenza di una fiscalità europea. Ma questa è un’altra vicenda. La Fca impiega tante persone in Italia e a Torino. Il prestito può permetterle di continuare a operare nel nostro Paese, garantendo piena occupazione come le ha chiesto il governo. Mi pare strumentale porre il nodo della sede, visto che lo si sapeva da anni.

 

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