Sulla sicurezza stradale non arretriamo di un passo

Stangata per i cittadini”, “salasso ai torinesi”.
Si sta parlando di aumento delle tasse? Di nuove imposte?
No, nulla di tutto ciò.
Questi sono i termini che oggi alcuni giornali hanno scelto per commentare… provvedimenti per la sicurezza stradale.

La stangata del 2020 - t red

Sì, avete capito bene. Il riferimento è ai T-Red. Ovvero telecamere, ben segnalate, poste in alcuni degli incroci più pericolosi della nostra Città, in grado di individuare e sanzionare chi passa con il rosso a un incrocio. Ve ne avevo già parlato in questo articolo.
Con gli stessi toni si commentavano i dati relativi alle sanzioni per infrazioni al volante, tra le quali uso del telefonino alla guida, parcheggio selvaggio, eccesso di velocità, e così via.
Dati che dimostrano – come avevamo promesso – una maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione per il contrasto a questi comportamenti.

Sicurezza stradale - infografica multe a Torino
Fonte Repubblica Torino

Ora, lasciatemi fare un paio di considerazioni, mettendo subito in chiaro una cosa: si parla di sicurezza stradale.
Vale la pena ricordare un po’ di numeri. Nel 2018 gli incidenti stradali con vittime sono stati 172.344. Il 70% di questi incidenti è avvenuto in città.
Tra le principali vittime i pedoni, i ciclisti e i motociclisti.
A Torino, nello stesso anno, sono morte sulle strade 31 persone. Un terzo delle quali pedoni.
Senza considerare gli incidenti, molti dei quali gravi, che pur se non letali lasciano a chi ne è coinvolto conseguenze fisiche, anche permanenti.
Quindi, sia chiaro a tutti, non si tratta di “salassi”, si tratta di vite umane!
E su questo dico, altrettanto chiaramente, che non arretreremo di un passo.
La “Vision Zero”, ovvero l’obiettivo degli zero morti sulle strade, lo perseguiremo con i fatti. Con i T-Red. Ma anche con strisce pedonali protette (verranno rifatti 18 attraversamenti). Con piste e percorsi ciclabili. E, sì, anche con i controlli.


Non si può tollerare la morte di qualcuno perché qualcun altro aveva gli occhi sul cellulare mentre guidava.
Non si possono tollerare incidenti perché una macchina parcheggiata male impedisce la visuale.
Non si possono tollerare tragedie perché un’auto parcheggiata sulla ciclabile obbliga i ciclisti a spostarsi sulla carreggiata principale.
Andremo avanti. E, mi rivolgo a tutti: media, politici, realtà del territorio, cittadini. Proviamo a cambiare il punto di vista tutti insieme, perché qui non c’è in ballo il consenso politico. Qui c’è in ballo la vita di migliaia di persone che hanno il diritto di tornare dalle proprie famiglie.
Vi invito a leggere qui l’intervista al nostro comandante della Polizia Municipale, Emiliano Bezzon, che ringrazio per lo straordinario lavoro che svolge ogni giorno con gli uomini e le donne del Corpo.

Emiliano Bezzon e Chiara Appendino

Intervista comparsa su La Repubblica Torino a firma di Diego Longhin

“Bene, molto bene. Solo sulle soste avevo dato un obiettivo di incrementare del 15% le multe. E sono entrati in servizio da tre giorni i 35 ausiliari del traffico che dipendono dal Comune. I dati aumenteranno ancora.

Emiliano Bezzon è soddisfatto dall’incremento dei verbali nell’ultimo anno.

Aveva l’obiettivo di fare cassa?

“Ancora con questa storia del fare cassa. Sanzionare chi passa con il rosso e chi parla al telefono, legge e risponde ai messaggi o guarda i social è una questione di civiltà e di sicurezza. Io farei anche di peggio”.

Cosa intende?

“Chi brucia un semaforo secondo me si dovrebbe veder stracciata la patente sul posto. Così. In brandelli. E chi non si stacca dal telefono quando è al volante dovrebbe vedersi distruggere lo smartphone sul posto”.

Non le sembra esagerato?

“Ma lei ha presente il rischio?

Quando si alzano gli occhi dallo schermo è troppo tardi. Se va bene si tampona, se va male…

Alla fine le multe che facciamo sono una goccia rispetto alla quantità di infrazioni che si commettono per le strade di Torino. Sarei felice se non ci fossero multe. Ma non viviamo in un mondo ideale dove gli automobilisti non passano con il rosso e non parlano al telefono mentre guidano”.

Come pinzate gli automobilisti che usano il telefono?

“Con le pattuglie normali, oppure con quelle in borghese e con le pattuglie in moto. È una cosa trasversale, che interessa tutti, uomini e donne, giovani e meno. Insomma, tutti vogliono stare connessi anche quando stanno al volante”.

Follia?

“Ma no, lo capisco. Ormai nel telefono c’è tutto, c’è la propria vita. Con lo smartphone si fa tutto o quasi. Bisoanga imporsi, quando si guida, di chiuderlo, di metterlo via. Nel cassettino o nello zaino o nella borsa”.

Le multe per la malasosta non servono solo a fare cassa?

“Guardi. Se c’è un divieto ci sarà un perché, o no? A lei è mai capitato di doversi sporgere con l’auto perché uno aveva lasciato la macchina sull’angolo? Non è rischioso? E poi io posso capire che qualcuno lasci la macchina solo cinque minuti in divieto di sosta in via Bologna per fare una commissione, ma se passa uno in bici, e per superare la macchina, finisce sulle rotaie e cade, forse il problema esiste.

Ecco, se questo è fare cassa lo chiedo ai cittadini”.

Che risposta si è dato?

Ho già la risposta: delle 10mila mail che ricevo in un anno, la metà mi chiede di intervenire sulla malasosta”.

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