Appendino al lavoro sui 400 milioni stanziati dal governo per il coronavirus

“Soldi ai Comuni oppure il Paese si sfalderà” – Intervista a La Stampa di Torino

di Andrea Rossi.
Da La Stampa Torino del 27 maggio.

«Se le città non tengono dal punto di vista sociale, economico e psicologico, l’intero Paese si sfalderà. Se i comuni resteranno schiacciati tra regole difficili da interpretare e da far rispettare e cittadini e imprese legittimamente determinati a ripartire, i prossimi mesi saranno difficili. Molto più difficili di quel che già ora possiamo immaginare». Il telefono di Chiara Appendino in questi giorni squilla anche più vorticosamente del solito: all’altro capo ci sono decine di suoi colleghi sindaci, sono tutti allarmati, per certi versi spaventati, a volte anche confusi. «Abbiamo una chat: nelle parole di tutti leggo le stesse preoccupazioni. Per questo dico che, dopo essersi giustamente occupato di famiglie e aziende, ora il governo deve salvaguardare le città da cui dipende un pezzo del futuro degli italiani».

Sindaca, quanti soldi mancano ai comuni?
«Cito il caso di Torino: su un bilancio di un miliardo e 300 milioni stimiamo un ammanco di 270 milioni. Rinegoziando alcuni mutui e con le prime misure del governo ne recuperiamo la metà».

E il resto?
«La nostra scadenza è il 31 luglio. Entro quella data i nostri conti devono essere in equilibrio. Se il governo non interviene è impossibile».

Alternative?
«Nessuna. Non stiamo riscuotendo alcune entrate, come la tassa rifiuti. Come facciamo a chiedere a chi ha dovuto tenere la propria attività chiusa per mesi di pagare un servizio di cui non ha usufruito? Senza un intervento del governo si va in dissesto».

Con quali effetti?
«Dovremo tagliare i servizi: illuminazione, pulizia delle strade, raccolta dei rifiuti, asili, welfare. Non si può chiedere ai sindaci di caricarsi sulle spalle un’operazione di questo tipo in un momento così delicato. A maggior ragione dopo che da anni si fanno carico del risanamento del Paese sopportando tagli e sacrifici. Questa pandemia ha gettato al vento anni di lavoro: ci sono comuni, come Torino, che hanno dimezzato il disavanzo, ridotto i debito di 400 milioni. Ora il nostro compito è accompagnare le persone che questa crisi ha reso fragili. È impensabile caricarsi di nuovi fardelli e immorale pensare di scaricarli sui cittadini. Altro che tagliare servizi o risorse: dovremo ripensare il welfare, immaginare una mobilità e socialità nuove».

Il governo non ha risorse illimitate. Qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa.
«Qui non si tratta di avere qualche mancetta elettorale da spendere. Si tratta di tenere in piedi milioni di famiglie. Noi eroghiamo servizi essenziali, la storia degli sprechi e delle consulenze è finita da un pezzo. Bisogna decidere quale ruolo il Paese vuole assegnare ai comuni. Siamo antenne sul territorio, siamo decisivi».

Quali segnali captano le vostre antenne?
«Durante il lockdown la paura del virus ha reso le persone molto responsabili. Ora ci sono spinte conflittuali: c’è una legittima aspettativa di riprendere a lavorare e una paura altrettanto comprensibile. Gli effetti li vedremo nei prossimi mesi. Ma dobbiamo arrivarci in piedi».

È una ripresa piena di contraddizioni, non crede? Si riapre tutto e poi si grida agli assembramenti. Le immagini delle piazze della movida, le muraglie umane per le frecce tricolori non dimostrano un fallimento anche dei sindaci?
«Siamo stretti tra le disposizioni e la loro reale applicazione. La movida in questo senso è emblematica: le attività possono riaprire, i ragazzi escono e si ritrovano in piazza. Trovare un equilibrio tra libertà e salute è complicato. Non possiamo entrare nella vita di ogni singola persona. Né possiamo controllare ogni metro quadro. Se vogliamo convivere con questa situazione la strada passa dalla responsabilità individuale. Non possiamo rinunciare a vivere gli spazi, né mandare in strada un vigile per ogni cittadino».

Si aspettava di più da questo governo?
«Ha lavorato molto bene gestendo una situazione difficilissima, sanitaria ed economica. E so che non abbandonerà i comuni. Conte l’ha garantito e ho massima fiducia in lui».

Non appartiene al partito di chi vorrebbe un nuovo premier e magari una nuova maggioranza?
«Non vedo alternative a questo esecutivo né alcuna esigenza di strani accordi o nuove maggioranze di cui non capirei natura e scopo. Al contrario credo che l’azione del governo vada rafforzata lasciando da parte le polemiche e concentrandosi su temi concreti».

Se il governo dura si arriverà alle elezioni locali – le regionali dei prossimi mesi e le comunali del 2021 – a dover scegliere se trasferire sui territori l’alleanza romana. Una decisione che la riguarda in prima persona.
«L’ho già detto: non è il momento di pensare ai singoli. In generale, il tema non sono le persone e nemmeno i partiti. È il tipo di comunità che vogliamo costruire, cosa pensiamo di temi essenziali quali ambiente, welfare e innovazione. Su questa base si deve fondare qualsiasi ragionamento. Ci sarà da recuperare il lavoro di anni, pregiudicato da questa crisi: il mio e quello di chi mi ha preceduta. È una sfida enorme che va molto al di là dei destini individuali».

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