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Suk di Torino, 417 stalli occupati. Nuova vita per il libero scambio

Centinaia di esposti, commenti, di richieste, di appelli.

Non conto più quanto di tutto questo lo letto in questi tre anni sul Suk di via San Pietro in Vincoli a Torino

Uno dei tanti temi irrisolti della Città che abbiamo ereditato dal passato e che, come è giusto che sia, siamo chiamati a risolvere. 

Non che in passato non ci siano stati tentativi in tal senso, come è giusto riconoscere. Ma questi tentativi non sono andati a buon fine sebbene, da Sindaca, ne riconosca gli sforzi. 

Ma andiamo con ordine e facciamo un salto indietro nel tempo.

Cos’è il Suk di Torino, o Mercato di Libero Scambio

Quasi si perde nella memoria di chi ha vissuto e attraversato le strade del Balon di Borgo Dora l’origine del Suk di Torino in via San Pietro in Vincoli.

In una via storica di Torino, a due passi da Porta Palazzo e dalle Porte Palatine, centinaia di persone di ritrovavano con la loro merce per dare vita al mercato di libero scambio. 

Un’attività commerciale a tutti gli effetti e, nonostante i tentativi di regolamentazione, i problemi nel mercato e nel quartiere non sono mancati. 

La difficile convivenza tra residenti, commercianti e avventori e più volte stata oggetto di fatti di cronaca.

Quell’esperienza, per continuare, doveva rientrare nei parametri della liceità. 

A tal proposito voglio subito essere molto chiara su un punto: non possono esistere realtà, per quanto “storiche”, che vengano meno alle regole dello Stato, Città e del vivere civile. 

Il cambio di sede

Nel dicembre di un anno fa, la Giunta ha approvato una delibera che prevedeva l’accompagnamento del Suk in via Carcano. 

A tal proposito, di concerto con la Prefettura, i comitati e le realtà coinvolte, sono state messe in campo tutte le risorse necessarie, in un dialogo continuo.

Ecco che sono stati investiti 100 mila euro, trovati nuovi spazi, rinforzati i trasporti pubblici, creati regolamenti, verranno poi istituiti percorsi sociali di accompagnamento. 

Una progettualità complessa e condivisa – lo ripeto, quasi mai esistono soluzioni semplici a problemi complessi – che sembra stia funzionando. Anche se tanto c’è ancora da fare. 

Noi siamo convinti che il Suk rimanga parte della tradizione di Torino e, come tale, vogliamo dargli modo di vivere e crescere.

Non solo, il nostro obiettivo è, allo stesso tempo, quello di restituire dignità a chi lo anima, fornendo servizi e un luogo adatto per l’esercizio del commercio. Nel perimetro di regole condivise che si integrino nel territorio, affinché tutto possa svolgersi nella serenità di essere riconosciuti. 

Le modalità del trasferimento in via Carcano

Veniamo ora ai fatti di cui si è parlato negli ultimi due giorni. 

Il cambio di sede del Suk ha ovviamente richiesto che si intervenisse in via precauzionale per ciò che riguarda un eventuale riposizionamento nella vecchia sede. 

Per fare questo – in maniera controllata e pacifica – sono stati usati dei dispositivi fisici quali i jersey. Blocchi di cemento alti un metro.

Ora, nella narrazione di alcuni, questi blocchi di cemento sono diventati un “muro”. Fatto che di per sé potrebbe essere bollato come auto evidente non-sense; anche se ringrazio quanti si sono scomodati a precisarlo a più riprese, sui social e sui giornali.  

Il punto è che finché parlando di “muro” si evoca la figura di Donald Trump, va beh, fa parte delle forzature della dialettica politica e in quanto tale viene rubricata. 

Quando però si arriva a tirare in ballo il Muro di Berlino, protagonista di una stagione estremamente buia dell’Occidente, allora è un po’ diverso. Non per il Suk, ovviamente, quanto per la manifesta ignoranza di pagine di storia estremamente delicate e che andrebbero maneggiate con molta, molta, cura. 

Chiariamo un altro punto: se avessimo pensato di procedere in maniera diversa, non sarebbero passati 38 settimane dalla delibera. 

Diamo dunque alle cose il loro nome, badando alla sostanza. Assumendoci – tutti noi – pienamente, la responsabilità che ci è stata data dai cittadini, i quali ci hanno chiamati a risolvere problemi complessi con gli strumenti della ragione e del confronto.


Affrontare gli stessi con superficialità, con posizioni ideologiche, con vuote petizioni di principio non è la strada giusta. Il rischio di scadere in quella quella “retorica eroica” citata a tal proposito dal semiologo Ugo Volli sulle pagine del Corriere della Sera è alto. Il che non fa bene a nessuno. Tantomeno a Torino. 

Libero scambio: dichiarazioni alla stampa

Libero scambio: dichiarazioni alla stampa

Pubblicato da Chiara Appendino su Lunedì 7 ottobre 2019

Il futuro del mercato di Libero Scambio

Sabato 5 ottobre, primo giorno del cambio di sede del Suk, al mattino, in via Carcano – nuovo luogo del mercato – in 239 si sono presentati per richiedere il loro stallo.
417 invece gli stalli occupati ieri, domenica 6

A ognuno di loro va il mio ringraziamento, e la mia parola che le Istituzioni ci sono e continueranno ad esserci, in percorsi condivisi su cui parlerò tra poco. 

Nelle stesse ore – e più precisamente dalla sera prima – ricevevo messaggi dai residenti di via San Pietro in Vincoli che, finalmente, ritrovavano la serenità nel loro quartiere. 

[Qui un comunicato dei residenti]

C’è ancora molto da fare, non mi stancherò mai di ribadirlo.

Ma, anche questa volta, come Amministrazione, facendo squadra con le altre istituzioni, abbiamo portato a termine un risultato insperato, con il dialogo e senza operazioni di polizia. 

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I percorsi di inclusione

Come ha spiegato la Vicesindaca Sonia Schellino, quella del mercato del libero scambio deve essere un’esperienza riconosciuta come facente pienamente parte dell’identità di Torino e, in quanto tale, valorizzata. 

Di più, vogliamo che il Suk non sia un punto isolato della Città che si esaurisca alla dimensione del commercio, bensì che, per chi vuole, possa essere un punto di partenza per apprendere professionalità inerenti ai temi del riuso e della valorizzazione di oggetti antichi. A tal proposito stiamo lavorando a veri e propri percorsi di formazione affinché la ricchezza di quel luogo cresca con la conoscenza.

Con una comunicazione mirata, trasporto pubblico be attenzione della Città faremo di tutto affinché il Mercato di Libero Scambio in via Carcano sia un patrimonio di tutta la comunità. 

Ringrazio sentitamente il Prefetto Claudio Palomba, la Vicesindaca Sonia Schellino, l’Assessore Roberto Finardi, il Comandante della Polizia Municipale, Emiliano Bezzon, i Consiglieri che hanno sostenuto e condiviso questo percorso, le Associazioni e le persone che continueranno a rendere viva questa realtà. 

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